Case Orologiere
A
Antefatto

LA STORIA DELL’OROLOGIO DA POLSO
Nella lunga, varia e, qualche volta, agitata storia dell’orologio meccanico, l’orologio da polso è arrivato buon ultimo, eppure può essere considerato il prodotto che rappresenta il ventesimo secolo, il simbolo più eloquente di tutti quei cambiamenti economici e sociali che hanno modificato lo stile di vita e creato nuovi bisogni.
Certo, abbiamo notizia di orologi portati al polso anche in secoli precedenti il nostro, ma erano pezzi unici creati su ordinazione speciale, non erano il risultato di progetti lungamente studiati in vista di uno sbocco commerciale.
Il modello più antico è, a nostra conoscenza, quello menzionato a proposito del conte di Leicester, Maestro di Cavalleria e favorito di Elisabetta I, di cui si racconta che offrì alla regina un piccolo orologio che si fissava al polso con un braccialetto. Questo nel 1571. Nel XVII secolo si trova un accenno all’orologio che il filosofo e matematico Blaise Pascal (1623-1662) portava al polso, fatto allora del tutto insolito, soprattutto a un’epoca in cui gli uomini non usavano portare ornamenti al braccio.
Pare invece che l’orologio, portato su un nastro annodato al polso, fosse assai comune, tra il XVII e il XIX sec. Nell’ambiente femminile delle madri e delle nutrici, con lo scopo, evidentemente, di tenere il prezioso oggetto di famiglia lontano dalle manine dei bambini, che lo avrebbero facilmente strappato se fosse stato appeso al collo.
Nel 1790, il libro dei conti della ditta ginevrina Jaquet-Droz & Leschot registrò la vendita di un orologio decorativo da portare al polso e potremmo menzionare anche il regalo di nozze offerto dall’Imperatrice Giuseppina, nel 1806, alla nuora Amalia Augusta, figlia del re Massimiliano di Baviera.
Questo bell’oggetto era costituito da due bracciali incastonati di perle, su uno dei quali era fissato un orologino e sull’altro un calendario con regolazione meccanica.
A partire da questi ed altri esempi successivi, se ne deduce che l’idea di portare l’orologio al polso non era nuova e di per sé non costituisce una rivoluzione nella storia dell’orologio.
Non si sa esattamente quando si cominciò a perdere interesse per l’orologio decorativo da tasca o da polso fissato con un nastro, a favore di quello da polso moderno, funzionale e pur tuttavia elegante.
Merito delle balie o dei marinai tedeschi per i quali furono ordinati nel 1880 degli orologi da polso rotondi, fissati con un braccialetto a catena, alla fabbrica Girard-Perregaux a Chaux de Fonds?
Furono questi probabilmente i primi orologi da polso costruiti in gran numero. Un’altra fonte riferisce che i conduttori dei tram parigini ebbero in dotazione orologi da polso. Ma furono senz’altro le esigenze dei militari, al tempo della guerra dei Boeri (1899-1902) e ancor più durante la prima guerra mondiale del 1914-1918 che obbligarono a degli studi approfonditi sull’orologio da polso, sulla sua utilità e praticità che, chissà, salvò magari qualche vita umana, poiché ai soldati bastava un’occhiata al polso per sapere l’ora, invece di perdere tempo e di distrarsi estraendo l’orologio dalla tasca dell’uniforme.
A dispetto di tutto questo, non ci si curò affatto in un primo tempo dell’orologio da polso, condannato a essere, a quanto pareva, un’alternativa ausiliaria.
Bock, nel 1917, lo qualificò in questo modo: “una pazzia della moda voler portare un orologio sulla parte del corpo che si muove di più ed esposta in un modo particolare a grandi differenze di temperatura”.
Tuttavia, nonostante le critiche, l’invenzione ebbe ben presto un successo entusiastico, non tanto tra gli uomini quanto tra le donne, che lo apprezzarono non solo per la sua utilità, ma essenzialmente per il suo a spetto decorativo. Furono loro a metterlo in voga, seguite poi dagli sportivi, dagli alpinisti, dagli automobilisti e da altre categorie di persone per le quali l’orologio da polso divenne subito insostituibile. Naturalmente il numero degli orologi da tasca dell’inizio del secolo continuò a diminuire, mentre aumentava la produzione di quelli da polso.
Quale documento migliore del suo trionfale debutto che le statistiche del 1930, che registrano una produzione di 6,2 milioni di articoli? Nel 1934 la proporzione tra i pezzi fabbricati era di 2/3 in favore dell’orologio da polso.
L’industria orologiera colse immediatamente la buona occasione e da quel momento l’orologio non fu più considerato uno strumento funzionale o semplicemente decorativo, ma un articolo che, poiché si portava in bella evidenza al polso, doveva seguire le tendenze della moda.
All’inizio si riprodussero calibri rotondi, simili a quelli degli orologi da tasca, poi ne furono creati altri, adatti per casse di forma ovale, rettangolare, quadrata, “a tonneau” e “carré galbée”. I rapidi progressi tecnici, sia dei movimenti che del design, fecero tacere le critiche dei primi tempi.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, tali migliorie riguardavano anche gli orologi da tasca. Le invenzioni di base per la carica automatica esistevano già presso Perrelet e Breguet, negli ultimi 30anni del XVIII sec. Breguet fu anche il primo a utilizzare una sospensione elastica sui perni del bilanciere, per assorbire gli urti, nei suoi orologi da tasca automatici.
Ma fu la grande richiesta di massa a spingere gli orologiai e gli ingegneri, incalzati anche dai direttori di marketing, a perseguire una sempre maggior perfezione, consci del grande profitto commerciale. Lo scopo non era solo di migliorare la carica automatica o la sospensione elastica, ma soprattutto di conferire maggior precisione, dotando gli orologi di componenti per funzioni diverse.
Dal canto loro, i fabbricanti di casse e i designers si sforzavano di abbinare all’eleganza dello stile altre proprietà interessanti, proteggendo questi delicati strumenti dalla polvere e dall’umidità.
Il motto fu: un orologio per ogni occasione. La convergenza di tutti questi sforzi portò i suoi frutti con il trionfo dell’orologio da polso nel XX secolo. Ci fu tuttavia un’interruzione momentanea nel 1967, dovuta alla rivoluzione tecnica portata dall’orologio a quarzo, elettronico. Poi l’orologio meccanico di qualità ha ripreso quota senza però raggiungere l’infatuazione degli inizi del secolo.
Si presume quindi che la storia dell’orologio meccanico non sia ancora giunta alla fine. Certo l’elettronica cerca di sbaragliare l’orologio meccanico e automatico e sarà compito delle generazioni future scrivere un capitolo comparativo sulla storia dell’orologio da polso: quello meccanico contro quello elettronico.
A.Lange & Shöne

A.LANGE & SOHNE
A. Lange & Söhne è un marchio di orologi d’alta qualità, fondato nel 1845 a Glashütte, in Germania, e rilanciato nel 1990 dopo quarantacinque anni di chiusura, tra la fine della Seconda Guerra mondiale e il crollo del Muro di Berlino.
Il suo fondatore, Ferdinand Adolph Lange è considerato il padre dell’orologeria di precisione tedesca.
Originario di Dresda, inizia la sua attività nel 1845, in una mansarda di una casa di Glashütte, in Sassonia con l’ausilio dei figli, del mastro orologiaio Adolf Schneider e di 15 giovani apprendisti (tra cui Friedrich Weichold), formati dallo stesso Ferdinand Adolph Lange.
Nei decenni successivi la “A. Lange & Söhne” accresce progressivamente il suo prestigio: nel 1898 realizza per l’imperatore Guglielmo II di Germania un magnifico orologio da tasca da donare al sultano Abdul Hamid II, in visita nell’Impero Ottomano (l’orologio è oggi esposto in un museo a Instanbul) e nel 1900, all’Esposizione Universale di Parigi viene presentato il celebre Centennial Tourbillon, battuto poi all’asta per 1,5 milioni di dollari.
Tra queste eccellenze vi è anche il “42.500″, un pezzo unico straordinario che è il segnatempo più elaborato mai prodotto dalla casa di orologeria tedesca, con la cassa decorata e un meccanismo di 833 elementi.
Durante gli anni del secondo conflitto mondiale, “A. Lange & Söhne” si dedica prevalentemente alla creazione di orologi da aviazione, da navigazione e dei cosiddetti “orologi da osservazione” per la Deutsche Wehrmacht. Ma in seguito ai bombardamenti aerei del 1945, che radono al suolo gli edifici produttivi dell’azienda, e in seguito alla confisca dello stabilimento da parte dell’Armata russa, la “A. Lange & Söhne”, che per cento anni ha prodotto orologi di lusso conosciuti in tutto il mondo, è costretta a chiudere i battenti.
Il 1990 è l’anno della rinascita: con il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione tedesca, Walter Lange decide di rilanciare il marchio “A. Lange & Söhne”. Quattro anni dopo, nel 1994, viene presentata la nuova collezione di orologi da polso: il Lange 1, il Saxonia, ilTourbillon “Pour le Mérite” e l’Arkade.
Nel 2000 “A. Lange & Söhne” viene acquistata dal Gruppo Richemont SA, la compagnia finanziaria del lusso che detiene brand quali Cartier, Van Cleef & Arpels, Jaeger-Le Coultre, IWC e Montblanc, e nel 2001 debutta al “Salone Internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra”, presentando il Langematik-Perpetual.
Nel 2002, la gestione della società passa a Fabian Krone e nascono il Grande Lange 1 Luna Mundi, il cronografo flyback manuale Lange Double Split e, nel 2010, il modello innovativoLange Zeitwerk.
Nel 2011 Wilhelm Schmid assume la carica di CEO di Lange Uhren GmbH, società proprietaria del marchio “A. Lange & Söhne”.
Alpina
La Storia dell’Alpina comincia da una maison nata nel 1883 a Plan-les-Ouates, Ginevra, in Svizzera.
Il suo fondatore, Gottlieb Hauser, fonda la Union Horlogière Suisse, insieme ad altri orologiai indipendenti della regione Winterthur.
All’inizio la produzione si concentrava sull’assemblaggio di componenti, ma ben presto Alpina, diventa una manifattura, producendo movimenti in casa.Dal 1901 il marchio Alpina comincia a comparire su orologi di alta gamma.
Tra il 1909 e il 1922, Alpina espande la sua produzione per seguire le tendenze tedesche, trovando siti produttivi a Bienne, Ginevra, Besancon e Glashutte.Nel 1912 viene completato il primo Aplina Chronometer Glashutte.Si tratta della prima ebauche prodotta da Alpina con scappamento tradizionale svizzero.
Nel 1913 una diversa versione vede un 21 linee da marina, che viene acquistato dalla Marina Militare tedesca.
Entra in competizione con A. Lange Sohne, i quali si sentivano minacciati e si diedero da fare per evitare che Alpina conquistasse il mercato tedesco, con la scusa che troppe componenti erano fabbricate fuori dalla Germania.
Durante la prima guerra modale, le forniture provenienti dalla Germania subirono una restrizione, dandola vinta alla A. Lange Sohne.
Nel 1917, la società “Union Horlogère” viene ufficialmente sciolta.Il Dopoguerra
Dopo la prima Guerra Mondiale, la storia dell’Alpina si arricchisce di nuove vendite che cominciano a conquistare il mercato estero, con punti vendita che andavano da Lisbona a Copenhagen e Mosca.
Si contano oltre 2000 punti vendita, un numero straordinario per l’epoca.
Diventa così un marchio leader in Europa.Parte del successo viene nel 1938, quando debutta l’ Alpina 4.
Questo numero è stato scelto in onore dei 4 principi fondamentali che facevano del Marchio, un produttore di qualità che rispondeva a questi 4 concetti: anti magnetismo, resistenza all’acqua, anti-shock e cassa in acciaio inossidabile.
I 4 principi di Alpina hanno indicato la strada per la qualità che sarà imprescindibile fino al 1970, quando la crisi del quarzo ha suonato la campana a morte per la maggior parte delle aziende, creando i grandigruppi.La Crisi
L’emergere di prodotti a basso costo in serie, mette in crisi anche l’ Alpina Watch International SA, che nel 1972, vede l’arrivo di investitori tedeschi ne ne rilevano la totalità delle azioni.Nonostante tutto, Alpina è riuscita a riemergere nel 2002 grazie all’acquisizione da parte di Frederique Constant SA, con una rimonta dettata da una nuova collezione che diede spettacolo a BaselWorld del 2003.
Nel 2005 viene presentato il Régulateur 1883, in riferimento all’anno della nascita del Marchio.
Questo regolatore rappresenta la tradizione Alpina ed è contraddistinto dalle ore decentrate a ore 10, un’ esclusiva della Maison.
Nel 2006, grazie alla nuovo sito produttivo di Ginevra, Alpina riprende la sua produzione di successo.
I festeggiamenti per il suo 125° anniversario avvengono nel 2008.
La storia dell’Alpina viene celebrata con l’uscita del nuovo calibro di manifattura AP-710, realizzato interamente nel proprio atelier.Nel 2016, Alpina e Frederique Constant, entrano nell’orbita Citizen.
Angelus
Angelus
La Storia della Angelus comincia nel 1891 grazie ai fratelli Stolz, Albert e Gustave, provenienti dalla scuola di Henri Sandoz, proprietario della Tavannes.
Le origini modeste dell’azienda vedono i natali a Le Locle, già famosa per essere la culla dell’orologeria elvetica, all’interno di una stanza in via della Palude.
Più avanti, si sposterà in via Giardino col nome di Stolz Fréres S.A.Gli Albori
Angelus all’inizio della sua storia, era impegnata nell’acquisto di movimenti grezzi che venivano rifiniti e assemblati per poi rivenderli.
Nel 1898, Charles Stolz, il terzo fratello, termina il suo apprendistato, entrando a far parte della società.
Nel 1904, la costante crescita dell’azienda, che contava ormai una quindicina di persone al suo interno, decide che è giunta l’ora di costruire in proprio i movimenti.
Da li a breve Angelus diventerà una manifattura nota per le sue complicazioni come ripetizione a minuti e cronografi di precisione, collezionando premi alle grandi esposizioni internazionali.
Tra i numerosi premi l’esposizione di Liegi del 1905, quella di Milano del 1906 e Berna nel 1914.La Guerra
La prima Guerra Mondiale non fu d’aiuto allo sviluppo della Maison, ma sopravvisse comunque grazie a strategie aziendali come la produzione di diversi esemplari di ripetizioni per non vedenti donati a invalidi di Guerra, per i quali venne pubblicata una lettera di ringraziamento da parte del Maresciallo Joffré.
Nel 1920 un’altra crisi era in vista, quella degli orologi a ripetizione, soppiantati ormai dal radio, una sostanza luminescente che rendeva ormai obsoleti i complicati orologi per non vedenti.
La produzione quindi cominciò ad orientarsi verso gli orologi da viaggio e varie sveglie da tavolo.Cronografi
Nel 1925 cominciano a comparire i primi cronografi da polso, con movimenti da 13 e 14 linee ed azionati da un solo pulsante.
Nel 1935 Angelus commercializza cronografi a doppio pulsante, con movimenti da 13 e da 15 linee, e con contatori da 30 e 45 minuti, caratterizzati da un grande numero di varianti di casse e quadranti, che resisteranno fino agli inizi degli anni 50.
Nello stesso anno Charles lascia l’azienda per dirigere la fabbrica di aghi da maglia di Peseux.
Nel 1939 nasce il calibro Angelus 210.
Nel 1941, Angelus festeggia i cinquant’anni di attività, trasferendo l’azienda ed i suoi 90 dipendenti in via Piaget.
La Maison in questi anni viene ceduta ad André, figlio di Albert Stolz, che ne prende il comando.Nuovi Movimenti
Angelus conosce così una seconda giovinezza, rinnovando le linee produttive e consolidando la posizione leader nella produzione di cronografi e orologi da viaggio complicati.
Negli anni 40 il movimento Angelus SF 240 viene adottato dalle Officine Panerai per il modello Luminor da polso con 8 giorni di carica, in dotazione alla Marina Militare Italiana.La creazione di nuovi movimenti, da la possibilità ad Angelus di sviluppare un numero di cronografi sempre maggiore, accontentando un pubblico sempre più ampio, fino al 1942 quando viene lanciato sul mercato il nuovo Chronodate, rinominato Chronodato nel 1943, un cronografo da 14 linee chiamato 217, ed era il primo cronografo con calendario completo fabbricato in serie.
Derivato dal calibro 215, era dotato di 19 rubini ed un contatore da 45 minuti.
Il datario periferico con sfera centrale era completato da giorno e mese indicati da due finestrelle a ore 6 e a ore 12.Il Chrono-Datoluxe
La concorrenza che assembla movimenti esterni, come Rolex, Breitling, Leonidas ecc… dovranno aspettare il 1945 per poter assemblare cronografi con calendario provenienti da Valjoux, Landeron e Venus.
Nel 1945 all’età di 76 anni, muore uno dei fondatori di Angelus: Albert Stolz
Nel 1948 nasce un nuovo movimento chiamato calibro 250 e dotato di contatore a 30 minuti.
Viene incassato in un orologio prodotto in numerose varianti, con 3 diversi diametri di cassa, in oro da 14 o 18 carati, con cassa placcata, impermeabile o con diverso disegni delle anse.
Questo movimento permette anche ad Angelus di lanciare uno dei suoi orologi simbolo: il Chrono-Datoluxe, dotato di cronografo, calendario completo e fasi di Luna (calibro 253).Arriva Ebauches
Ma gli anni 50 furono comunque particolarmente duri per la storia Angelus.
Angelus soffre della concorrenza a buon mercato, con l’introduzione degli orologi automatici che banalizzavano l’ormai saturo mercato dei cronografi.
Così la Maison deve cedere i diritti di fabbricazione dei suoi movimenti ad Ebauches S.A. che monopolizzava il mercato ma senza mai utilizzare i cronografi Angelus.
Così anche Angelus deve cedere, e comincia a montare anch’essa Ebauches S.A.Addio Manifattura
Nel 1956 nasce il Datalarm, un orologio da polso automatico con sveglia con un movimento base A. Shild a carica manuale.
Nel 1960 Angelus lancia sul mercato quello che sarà il suo ultimo cronografo.
Si tratta di un modello su base Valjoux 22 dedicato ai medici, elaborato per eliminare i contatori supplementari e con un solo pulsante, ed un quadrante con diverse scale messe in risalto da una lente periferica che magnificava la zona di quadrante da leggere.Cambio di Proprietà
Ci furono in seguito due tentativi di rinascita:
Nel 1958 viene prodotta una piccola serie di orologi con ripetizione ai quarti chiamato Tinkler, con un movimento su base AS 1580 a carica automatica.
Nel 1976 una collaborazione tra Kélek e Dubois-Dépraz da alla luce una piccola serie di orologi con ripetizione a 5 minuti.Ma Angelus continuava la sua sopravvivenza grazie agli orologi da viaggio, che non hanno garantito la sopravvivenza alla crisi del quarzo degli anni 70.
Il marchio viene venduto alla Evaco S.A. di Nauchatel che non lo utilizzerà mai.Nel 2015 un’altra svolta nella Storia della Angelus: il Marchio Angelus verrà acquisito dalla giapponese Citizen per la produzione di orologi di lusso, entrando a far parte della famiglia insieme ad Arnold & Son e La Joux Perret.
Audemars Piguet

AUDEMARS PIGUET
I fondatori di questa casa, fra le più importanti nel Gotha dell’orologeria svizzera, erano ambedue appassionati di meccanismi complicati. Si chiamavano Jules Audemars e Edouard Piguet e nel 1875 aprirono a Le Brassus un piccolo atelier. Spostatisi a Ginevra nel 1880, proseguirono la loro produzione limitata di orologi di alta precisione per clienti ricchi e appassionati, lavorando nel frattempo anche come fornitori di meccanismi per altre case.
L'attività inizio con Audemars che seguiva la produzione e la parte tecnica degli orologi e Piguet invece si concentrava sulle vendite, e purtroppo il successo non fu immediato. Il marchio fu registrato nel 1882, sette anni dopo che l'azienda fu fondata. A questo punto Audemars Piguet & Cie divenne uno dei maggiori produttori di orologi nel Vaud, Svizzera sud-occidentale.
La società aprì la prima filiale a Ginevra nel 1889, e inizio a creare i propri componenti e l'assemblaggio in fabbrica sotto una severa supervisione e controlli di qualità. Tra il 1894 e il 1899 Audemars Piguet produsse circa 1200 orologi.
Nel 1915 crearono uno dei capolavori dell’orologeria di questo secolo: un modello da tasca in oro e
smalto dal nome di “Grande Complication”. Automatico, programmato per 400 anni, con un calendario perpetuo che tiene conto anche degli anni bisestili, con fasi lunari, cronografo, suoneria per le ore, i quarti, i minuti, è ancora oggi in produzione. Costa più di 400 mila Euro, è composto di 416 pezzi, e chi volesse ordinarlo oggi dovrebbe mettersi pazientemente in lista, e aspettare una quindicina d’anni (costruirne uno richiede circa due anni di lavoro di artigiani specializzati della casa).
Dopo la morte di Audemars e di Piguet, rispettivamente nel 1918 e 1919, la società continuò a crescere e ottenne un notevole successo al punto che altri marchi come Tiffany & Co., Cartier e Bulgari, compravano orologi della Audemars Piguet per poi rivenderli col loro nome. Oggi questi orologi sono identificabili guardando il loro numero di serie. Più tardi Audemars Piguet lanciò sul mercato vari orologi, come il più piccolo ripetitore di minuti al mondo e nel 1925 l'orologio da tasca più sottile da 1,32mm.
Tre anni più tardi l'azienda creò il primo orologio scheletrato. Tra la fine degli anni '20 e l'inizio dei '30, Audemars Piguet come molte altre aziende accusò il periodo di crisi e il crollo del mercato azionario, entrando in un periodo buio. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'azienda fu in grado di tornare prepotentemente sul mercato grazie alla produzione di un cronografo ultra sottile il cui movimento era il Calibro 2003. Le vendite incrementarono tra gli anni '40 e '50, e insieme a Jaeger-LeCoultre progettarono il movimento automatico più sottile allora in produzione con al centro un rotore in oro da 21 carati.
Il Royal Oak, noto orologio di lusso in acciaio è stato invece introdotto nel 1972 e fu progettato da
Gerald Genta. L'azienda Audemars Piguet è composta da 1100 dipendenti, ha 14 centri di distribuzione e 16 boutique in tutto il mondo, e comprende tre siti di produzione: Le Brassus (SA de la Manufacture d'Horlogerie Audemars Piguet & Cie), LeLocle (Audemars Piguet: Renaud et Papi SA) e Meyrin (Center SA). In totale Audemars Piguet produce circa 26.000 orologi l'anno.
A più di 130 anni dalla fondazione, il marchio Audemars Piguet resta sinonimo di orologi rari (la produzione annua non supera i quindici mila pezzi), dai meccanismi estremamente raffinati e dalla linea di squisita sobrietà. Anche i modelli più recenti, accanto alle repliche di qualche celebre pezzo del passato, portano nel marchio il segno della fedeltà alla maestria dei padri fondatori.
B
Baume & Mercier

BAUME & MERCIER
La storia di Baume & Mercier, comincia nel lontano 1834 a Les Bois, situato nel giura Svizzero.
I fratelli Pierre-Joseph Célestine Baume e Louis Victor Baume, nascono come produttori di orologi da tasca.
Nel 1847, la naturale espansione dell’azienda si concentra sul mercato inglese, dove si era trasferito Joseph, che nel 1851 fonda la “Baume Brothers”.
Da li, Joseph, apre un nuovo mercato, commerciando marchi come Waterloo, Sirdar o Diviko, che gli permettono di aprire un altro mercato che porterà i suoi orologi anche oltre oceano.
Nel 1893 i fratelli Baume vincono il concorso del’ osservatorio Kew-Teddington con 91,9 punti su 100. Nel 1912 il nipote del fondatore William Baume incontra l’orologiaio Paul Tchereditchenko, che una volta presa la cittadinanza elvetica, cambierà nome in Mericier, diventando responsabile commerciale della Baume Brothers.
Il 26 Novembre del 1918, viene depositato il marchio Baume & Mercier. Dopo solo un anno, la Baume & Mercier riceve la massima onorificenza ricevendo il “Poincon de Genève”, ovvero il Punzone di Ginevra, diventando nel 1921, il maggior produttore di movimenti con questa certificazione. Il 21 marzo dello stesso anno, Baume & Mercier compare nel’ elenco di riferimento delle industrie orologiere insieme a Patek Philippe, Vacheron Costantin e Haas Neveux.
Nel 1935 William Baume lascia l’azienda per ritirarsi a vita privata.
Le redini vengono prese dai noti gioiellieri Constantin de Gorski e il socio Robert Peron.
Un paio di anni dopo il socio Paul Mercier vende le sue quote alla famiglia Ponti, già noti nel campo di orafi e gioiellieri.
La seconda Guerra Mondiale non ferma la produzione di orologi di lusso, dando vita alla linea “Marquise”, un orologio gioiello da donna che rimarrà a catalogo fino agli inizi degli anni 60.
Nel 1952 viene rilevata la fabbrica C.H. Meylan di Le Brassus, dove verranno prodotti i nuovi cronografi. Il 1964 vede la nascita del marchio di fabbrica, rappresentato dalla lettera “PHI” dell’alfabeto greco, comparendo da questo momento su tutti gli orologi Baume & Mercier.
Nel 1965 vediamo un altro passaggio di testimone. Piaget prende il controllo della Baume & Mercier, concentrandosi sulla produzione di movimento elettronici fino allo sviluppo di movimenti al quarzo degli anni 70. Nel 1983, Baume & Mercier cessa la produzione di movimenti meccanici, dedicandosi interamente al quarzo. Nel 1988 i fratelli Piaget, cedono il 60% della società a Cartier, che diventa proprietaria di Piaget e Baume & Mercier, entrando nell’orbita del Gruppo Richemont nel 1993.
Baume & Mercier conquista una nuova sorta di indipendenza con la costruzione del nuovo stabilimento di assemblaggio a Les Brenets.
Blancpain
BLANCPAIN
Blancpain nasce nel 1735 aVilleret, in Svizzera.
Il suo fondatore Jehan-Jacques Blancpain, aprì il suo primo atelier al piano superiore della sua abitazione, registrando il marchio e dando alla luce la più antica maison di orologi al mondo.
Nel 1815, il pronipote di Jean-Jaques, Frédéric-Louis Blancpain, a capo dell’azienda di famiglia, fece uso di sistemi di produzione moderni, trasformando la tradizionale bottega artigianale, in un’impresa di stampo industriale in grado di produrre in serie.
Frédéric-Louis introdusse anche lo scappamento a cilindro, regalando una grande innovazione al mondo dell’orologeria.
Nel 19° secolo, Blancpain divenne la più grande impresa di Villeret.
Mentre i sistemi industriali prendevano piede e le botteghe artigiane chiudevano i battenti, Blancpain fece uso delle fonti idriche del vicino Suze, per fornire energia elettrica ai suoi impianti.
Con questi sistemi di modernizzazione, Blancpain fu una delle poche industrie di Villeret a sopravvivere.
Nel 1926 la Manifattura stringe un accordo con John Harwood per la commercializzazione del primo orologio automatico da polso.
Nel 1930 adotta questo sistema per gli orologi di piccole dimensioni, lanciando sul mercato il “Rolls” di Léon Hatot, diventando il primo orologio automatico da donna.
Il 1932 vede la fine della gestione da parte della famiglia Blancpain, a seguito della morte di Frédéric-Louis Blancpain.
La figlia Berthe-Neille non volle prendersi cura dell’azienda, vendendola ai 2 membri del personale che avevano affiancato Frédéric-Louis.
I due soci furono costretti per motivi legali, a cambiare il nome all’azienda in Rayville SA, un acronimo di Villeret.
Nonostante il cambiamento di mano, la filosofia dell’azienda rimase immutata.
Berthe-Neille rimase alla direzione dell’azienda fino al 1950, quando il nipote Jehan-Jaques Fiechter la affiancò dando nuovo impulso all’azienda.
Tra i grandi successi della Manifattura ci fu il Fifty Fathoms, lanciato nel 1953 su richiesta dei “nuotatori da combattimento” della Marina Militare Francese, che richiedevano un orologio affidabile per le proprie operazioni subacquee.
Il capitano “Bob” Maloubier e il tenente Claude Riffaud, co-fondatori del gruppo, presentarono il progetto a Jehan-Jaques Fiechter, allora CEO di Blancpain, il quale accettò la sfida.
Indossato anche da Jacques-Yves Cousteau, il Fifty Fathoms diventò un punto di riferimento per l’orologeria subacquea.
Tre anni più tardi il successo arrivò con il Ladybird, l’orologio con il movimento automatico più piccolo dei tempi.
Alla fine del 1950, Blancpain produceva oltre 100 mila orologi l’anno.
Per fare fronte alla continua richiesta, Blancpain entrò a far parte delSIHH (società svizzera per l’orologeria) che unisce marchi come Omega, Tissot e Lemania.
Nel 1971 arriva a costruire 220 mila orologi.
Durante il 1970, l’industria orologiera si scontra con il quarzo, che stava rivoluzionando l’orologeria.
La caduta del Dollaro limitò drasticamente le esportazioni d’oltre oceano, la crisi petrolifera del 1973, aveva provocato una recessione mondiale.
Il SIHH fu costretto a dimezzare la produzione e a vendere la metà del suo patrimonio.
Il 9 gennaio del 1983 la Reyville-Blancpain è venduta a Jaques Piguet, figlio di Frédéric Piguet e a Jean Claude Bivier, allora impiegato al SIHH.
La produzione si sposta così a Le Brassus, nella Vallée de Joux, commercializzando con il nome di Blancpain SA.
Da questo inizio, l’azienda decide di mantenere esclusiva la propria produzione.
Mentre si prevedeva la fine degli orologi meccanici, Blancpain si concentrò sulle grandi complicazioni da polso, mantenendo la produzione nel più puro stile tradizionale, mantenendo lo spirito con cui fabbricavano orologi i suoi predecessori.
Così Blancpain rilancia l’orologeria meccanica, riabilitando le complicazioni tradizionali dando luce alle opere che rappresentano i più alti ruoli del mestiere di orologiaio.
Il migliore esempio di questa tradizione è senza dubbio simboleggiato da 1735, che quando fu presentato, era l’orologio più complicato al mondo, riunendo la ripetizione minuti, il tourbillon e il calendario perpetuo, insieme a fasi lunari e al cronografo flyback.
Per assemblare questo orologio, ci vuole un intero anno di lavoro per un orologiaio.
Nel 2002 è Marc A. Hayek a diventare Presidente e CEO di Bancpain, dando un nuovo stimolo alla produzione, fissandolo su di una ricerca di eccellenza, senza mai uscire dalla sua preziosa eredità.
Nel 2008, insieme con un numero impressionante di brevetti e nuovi movimenti, spicca il Karrusel, una complicazione dimenticata per oltre un secolo e incorporata a un orologio da polso per la prima volta.
Nel 2010 Blancpain ha acquisito la Frédéric Piguet, già fornitrice di movimenti, guadagnando così l’accesso a un nuovo sito produttivo nella Vallée de Joux.
Breguet
BREGUET
Abraham Louis Breguet nasce a Nauchatel, in Svizzera, il 10 gennaio del 1747.
Trasferitosi a Parigi a soli 15 anni, fonda la sua prima manifattura in Quai d’ Horologe all’ età di 28 anni.
Nasce così, nel 1775, la più celebre fabbrica di orologi.
Ancora oggi possiamo godere della tecnica del Maestro, che ci ha lasciato in eredità le più geniali soluzioni ai problemi della precisione e della lubrificazione, soluzioni ancora oggi di indispensabile imprescindibilità. Fin da subito la sua mania di perfezionare i meccanismi, lo resero famoso ai personaggi più in vista quali Napoleone Bonaparte e Maria Antonietta, per la quale creò uno dei suoi capolavori indiscussi, ancora oggi famoso col nome della Regina o come “n° 160”.
Purtroppo ne Breguet, ne la Regina, vedranno mai completato questo capolavoro terminato solo dopo 44 anni dal suo inizio, nel 1827.
A soli 5 anni dalla fondazione della sua attività, poteva vantare il primo orologio automatico o “perpetuo” come lo chiamava lui.
Il suo trasferimento in Svizzera avvenne nel 1789, quando in Francia si vede scoppiare la rivoluzione.Trasferita anche la sua attività, continua il suo magnifico operato. La Francia lo rivede solo dopo la caduta di Roberpierre, con rinnovato estro e con lavori sempre più stupefacenti.
Nel 1800 nasce quella che sarà l’invenzione più importante della storia dell’orologeria: il tourbillon. Nel 1808, il suo ingegno, lo vedrà come fornitre ufficiale della Marina Imperiale Russa, nonché della Marina Reale Francese.
Anche la Regina di Napoli Carolina Murat nel 1810 si servirà del Maestro per il primo orologio da polso per signore di cui si abbia mai avuto notizie.
Nello stesso periodo entra a far parte del “Bureau del Longitudes” creando un cronometro da marina, adottato appunto dai francesi. Numerose sono le invenzioni di Breguet, dai gong dei ripetizione minuti del 1783, fino al cronografo ad inchiostro del 1822, ultimo dei suoi sforzi. Del 1790 è l’antiurto a paracadute, soluzione ripresa nel 2002 dalla stessa Maison per il “Tradition”, o la prima pendoletta da viaggio nel 1796…
Breguet muore nel 1823 all’età di 77 anni, lasciando al figlio Louis l’impresa di portare avanti la tradizione di Casa.
Ma la crisi del 29 e gli anni della grande depressione ebbero ripercussioni sui prodotti della Maison, che deve lasciare la proprietà alla Chaumet prima e
alla Investcorp dopo.
Dal 1999 la Breguet fa parte del gruppo Swatch, dove trova un intraprendente Nicolas Hayek che dichiara di voler mantenere la tradizione che ha contraddistinto il Grande Maestro nel tempo, obiettivo quanto mai raggiunto con modelli dallo stile inconfondibilmente Breguet, con quadranti lavorati e tratti stilistici ereditati da modelli creati dallo stesso Fondatore.
Breitling

BREITLING
Artigiano di grande perizia con l’animo del ricercatore Leon Breitling iniziava nel 1884 a costruire in un laboratorio di Saint - Imier (La Chaux-de-Fonds) i primi cronografi col suo marchio di fabbrica.
I figli sviluppavano il successo della maison, e già al tempo della prima guerra mondiale Breitling riceveva da numerosi governi europei importanti commesse per forniture di orologi di precisione destinati alla marina e all’aviazione.
Più che cercare il successo della moda e le vetrine dei gioiellieri, la casa ha concentrato sempre più i suoi sforzi su un’attività di ricerca tesa a realizzare, nel segno della precisione, orologi di altissimo livello tecnico. I cronografi Breitling sono sempre stati prediletti in vari impieghi specialistici, dallo sport all’ingegneria.
Uno dei modelli più famosi, il Chronomat, incorporava un regolo da calcolo: permetteva cosi di rilevare i tempi e di compiere numerose operazioni matematiche.
Nel 1892 l’azienda viene trasferita a La-Chaux-de-Fonds, nella regione del Giura, e si specializza nella fabbricazione di cronografi e contatori. Da allora Breitling è specialista nel settore degli orologi tecnici di precisione ed è l’unico marchio ad aver ottenuto la certificazione COSC per tutti i suoi modelli di cronometro.
Grazie alla qualità dei suoi prodotti e alla costante ricerca di innovazioni, Breitling accompagna l’evoluzione degli sport agonistici e dell’automobilismo ed è partner privilegiata dell’aviazione militare e civile.
Nel 1915 inventa il primo pulsante cronografico indipendente e nel 1923 brevetta l’innovazione che consente di separare la funzione di avvio/arresto da quella di azzeramento; ma è nel 1934 che Breitling riesce a dare al cronografo il suo volto moderno e definitivo, con la creazione di un secondo pulsante indipendente per la rimessa a zero. È un progresso decisivo che verrà presto adottato da tutte le case concorrenti.
Negli anni ’30 Breitling inizia una proficua collaborazione con l’industria aeronautica, realizzando cronografi di bordo per le cabine di pilotaggio degli aerei, fra cui i caccia della RAF della Seconda Guerra mondiale. Nel 1952 lancia il leggendario cronografo Navitimer, in grado di misurare la velocità e il consumo di carburante in volo. Nel 1962 Breitling sbarca nello spazio, dotando di un Navitimer l’astronauta Scott Carpenter, in missione orbitale a bordo dell’Aurora 7.
Nel 1969 la maison presenta al mondo il primo movimento cronografico a carica automatica e nel 1984 lancia il famoso cronografo meccanico Chronomat. In tempi più recenti, una nuova pagina nella storia del cronografo è stata scritta da Breitling, con la creazione del Calibro 01, uno dei migliori movimenti cronografici automatici sul mercato, interamente ideato e fabbricato nei
laboratori di Breitling Chronométrie.
Oggi, Breitling si conferma la casa produttrice leader nel settore del cronografo meccanico, sviluppando tutta una serie di strumenti high-tech, diventati veri e propri oggetti di culto tra i piloti e gli appassionati di aeronautica.
C
Cartier
CARTIER
Agli inizi del ‘900, cartier era già una grande dinastia nel campo dei gioielli. Il giovane Louis Cartier, figlio del fondatore, sovrintendeva dalla storica sede al numero 13 di rue de la Paix, a Parigi, su un’impresa che aveva come cliente le teste coronate e i magnati dell’industria e della finanza mondiale. “Gioielliere dei re, re dei gioiellieri” lo definì Edoardo principe di Galles e futuro re d’Inghilterra.
Fra i meriti di Louis vi fu quello di ridare all’orologio il prestigio di oggetto prezioso (sua caratteristica dominante nei secoli precedenti) e nello stesso tempo di creare modelli per molti aspetti unici e innovativi. Così il famoso Santos, creato nel 1904 per un aviatore Brasiliano suo amico, o il Tank Watch: due orologi storici dalla linea e dalle caratteristiche così classiche e irripetibili da renderli perfettamente attuali (oltre che vendutissimi e copiatissimi) anche ai nostri giorni.
Allo stesso modo, l’intuizione di Louis Cartier nel convincere Edmond Jaeger a installarsi in rue de la Paix per realizzare in esclusiva i meccanismi dei suoi orologi-gioiello, portò a tutta una serie di creazioni eccezionali: il Gotha che negli Anni ’30 sfilava da Chez Maxim’s o nei grandi alberghi della Costa Azzurra, aveva quasi sempre un Cartier al polso. Gli orologi che riproduciamo in questo libro grazie alla cortesia della maison Cartier, sono esemplari rari, in qualche caso unici. Mostrano a quale grado di raffinatezza possa arrivare un orologio da polso grazie al gusto e alla fantasia creativa di un grande gioielliere.
Chopard
CHOPARD
La storia del marchio Chopard inizia nel 1860 nel piccolo villaggio di Sonvillier, nel Giura francese. Qui Louis-Ulysse Chopard, giovane e abile artigiano, la cui famiglia già da oltre un secolo produceva componenti per orologeria, a 24 anni fondò il suo laboratorio. A motivo della loro precisione ed affidabilità,gli orologi da lui prodotti (particolarmente i cronometri da tasca, forniti anche alle Ferrovie svizzere allora in forte espansione) raggiunsero presto una solida reputazione tra gli appassionati fino alle lontane regioni dell’Europa orientale, Russia e Scandinavia, grazie anche all’intraprendenza del fondatore che proponeva le sue creazioni nel corso di lunghi viaggi all’estero.
Nel 1921 il figlio del fondatore, Paul Louis Chopard, prima aprì una filiale e poi spostò l’intera produzione a Chaux-de-Fonds, e successivamente, nel 1935, trasferì la ditta a Ginevra, la capitale dell’Alta Orologeria, rendendola quindi più vicina ad una clientela internazionale. Nel 1943 fu la terza generazione, rappresentata da Paul Andrè Chopard, nipote di Louis-Ulysse, a prendere le redini dell’azienda, ma nel 1963 fu costretto a cercare un acquirente che fosse in grado di tramandare la ricca eredità del marchio, dal momento che nessuno dei suoi figli voleva impegnarsi nella guida della maison. Lo trovò nella persona di Karl Scheufele, discendente di una dinastia di di orologiai e gioielleri di Pforzheim, in Germania, e proprietario della ditta di oreficeria “Eszeha”.
Sotto l’impulso della famiglia Scheufele, Chopard subì uno sviluppo notevolissimo. Rinomato per la sua creatività, la tecnica raffinata e l’eccellenza della lavorazione, questo marchio divenne uno dei primi nel campo dell’orologeria di alta gamma e della gioielleria. Interamente indipendente, Chopard persegue una tradizione familiare ormai consolidata nel tempo.
Karl Scheufele e sua moglie Karin, hanno diretto l’espansione internazionale della compagnia da oltre 40 anni, e sono ancora attivi nella direzione, coadiuvati dai loro figli: Caroline Gruosi-Scheufele che segue il ramo dell’orologeria femminile e dei gioielli, e Karl-Friedrich Scheufele che dirige il settore dell’orologeria maschile e la manifattura Chopard a Fleurier, il luogo di produzione dei movimenti L.U.C.
Nel 1994 Chopard decise di rinnovare la sua grande tradizione orologiera mettendo in cantiere la produzione di movimenti di manifattura. Prese così avvio la linea di calibri “L.U.C.” (così detti dalle iniziali del nome del fondatore del marchio), il primo dei quali (cal. 1.96, carica automatica con microrotore e due bariletti, montato sul modello “LUC 1860”, “Watch of the year” 1997) vide la luce nel 1996, arrivando a contare fino ad oggi una mezza dozzina di calibri di manifattura a carica manuale o automatica, con l’impiego di soluzioni originali quali ad esempio la tecnologia “Quattro” (vale a dire quattro bariletti sovrapposti a due a due che consentono di raggiungere, ai calibri che implementano questa tecnologia, una riserva di carica di 9 giorni) e il bilanciere “Variner” (“variable inertia”), la cui regolazione è affidata ad un sistema a inerzia variabile costituito da masse poste alle estremità dei quattro bracci di cui è dotato il bilanciere, nel punto in cui i bracci si congiungono all’anello del bilanciere stesso, senza alcuna sporgenza all’esterno per non creare attriti aerodinamici.
La gamma comprende così fra gli altri un tourbillon (cal. LUC 1.02), un calendario perpetuo gran data con fasi lunari di precisione astronomica (le fasi non necessitano di regolazione per un periodo di 122 anni) cal. LUC 1.96 QP, un solotempo carica manuale che impiega appunto la tecnologia “Quattro”, il cal. LUC 1.98, e un crono automatico cal. LUC 11 CF con ruota a colonne e funzione flyback. Tutti i calibri impiegati da Chopard, che siano o no di manifattura, sono certificati COSC.
I componenti per i movimenti LUC sono sviluppati e prodotti dalla fabbrica Vaucher, situata a Fleurier, creata da Michel Parmigiani per realizzare un polo produttivo per l’orologeria d’alta gamma (Parmigiani, Richard Mille, Chopard e altri), pari un po’ a quello che rappresenta ETA per l’orologeria più commerciale; polo che però si distingue per l’eccellenza della produzione (costituita da una gamma di movimenti propri o prodotti su commissione) certificata anche da un marchio creato appositamente, la “Fondazione Qualità Fleurier”, che si prefigge lo scopo di certificare una qualità realizzativa dei movimenti e degli orologi che superi le normative sin qui ritenute più severe e qualificanti, vale a dire la certificazione COSC e il Punzone di Ginevra. Chopard ha aderito alla Fondazione e molti dei suoi orologi di manifattura sono contraddistinti dal marchio “Qualité Fleurier”.
Stilisticamente gli orologi Chopard si distinguono per linee classiche realizzate su casse in oro o in acciaio, con quadranti elegantemente decorati e caratterizzati molti da colorazioni bitono chiaro/scuro, nota distintiva di Chopard, e spesso da una grafica asimmetrica, e naturalmente con largo uso di pietre preziose per quanto riguarda la modellistica femminile (celebre in questo settore il modello “Happy Diamonds” presentato a Basilea nel 1977, con piccoli diamanti incastonati liberi di muoversi sul quadrante - contenuti in realtà, ovviamente, nella camera creata dalla sovrapposizione di due vetri).
I calibri cronografici (non di manifattura) sono riservati ai modelli più sportivi, fra cui il celebre “Mille Miglia”, orologio dedicato da Chopard alla nota corsa automobilistica.
Una produzione di altissimo livello, quindi, di innate classe ed eleganza, di una maison che nonostante sia ancorata ad uno stile classico ancorché innovativo, è caratterizzata da un grande dinamismo sia in campo produttivo che in quello della comunicazione, da un lato appoggiandosi a personalità note dello spettacolo, dello sport e della musica, dall’altro patrocinando e organizzando manifestazioni ed eventi anche benefici, favorendo ad esempio organizzazioni come la “Elton John AIDS Foundation”, con la quale coopera sin dal 1993. La Chopard infatti ha lanciato sul mercato nel corso degli anni numerosi orologi ad edizione limitata, firmati dal cantante inglese, i cui introiti sono stati poi devoluti in beneficenza.
I prezzi, sono ovviamente adeguati all’alto se non altissimo livello qualitativo che si è fin qui cercato di rappresentare.
Certina
La Storia della Certina Watch comincia nel 1888 a Grenchen (Svizzera) per mano dei fratelli Kurth con il nome di Kurth Freres S.A, con lo scopo di produrre forniture per l’orologeria.
Solo nel 1906 si potrà vedere un orologio completo col nome di Grana.
Nel 1939 viene depositato il marchio Certina presso il Federal Institute of Intellectual Property e da qui sempre più orologi vengono commercializzati con questo marchio.Nasce Certina
Il 1947 vede il primo movimento prodotto interamente dal Marchio.
È il momento del calibro Certina 360 KF che si presentava con una massa oscillante a martelletto.
Nel 1951 Certina sviluppa il suo primo movimento con massa oscillante libera Calibro Certina 25-45.
Nel 1954 anche Hamilton comincia ad incassare i movimenti Certina.
Finalmente, nel 1955 la Kurth Freres SA cambia ragione sociale in Certina.Double Security
Nel 1958 debutta la linea Certina DS (Double Security, doppia sicurezza), che scrisse uno dei capitoli più importanti della Storia della Certina con la linea più famosa della Maison, che nei primi 9 anni di vendita contava già 300 mila orologi venduti.
Nel 1963 la Certina conta 800 dipendenti e produce ben 500 mila orologi all’anno.
La linea DS viene aggiornata nel 1968 con la nuova linea Certina DS-2.
L’anno dopo viene testato un Certina DS-2 Super PH 500 M. dal Dipartimento degli Interni della Marina degli Stati Uniti, la General Electric, nonché dalla Nasa, per il test Tektite, dove riceve per ben 6 volte la valutazione “verri good”.
Nel 1970 verrà utilizzato ancora per il medesimo esperimento.
Il Certina DS-2 Chronolympic viene inoltre utilizzato anche dalla spedizione giapponese sul monte Everest dando ancora una dimostrazione di affidabilità e resistenza, scendendo da 7986 metri e attraversando le più disparate condizioni climatiche.
Diventa co-sponsor del progetto “Canaris”, dove un uovo di poliestere di 350 kg. attraverserà l’atlantico con a bordo 2 Certina DS per registrare il tempo.
L’uovo è considerato la prima creazione artistica ad attraversare l’Atlantico senza equipaggio.Espansione
Nel 1971 la Certina sarà fondatore della General Watch Company (GWC) che riunisce come membri la Edox, Eterna, Longines, Mido, Rado, Technos, Rotary e la Endura.
Lo stesso anno vede la luce il Biostar, il primo orologio al mondo a mostrare i bioritmi umani come il ritmo fisico, mentale ed emozionale.
Nel 1972 Certina conta 900 dipendenti per una produzione di 600 mila orologi.
Nel 1976, Muhammed Ali (Cassius Clay) diventa il testimonial della Certina.
Alla fiera di Basilea, il Diamaster DS con cassa in carburo di tungsteno fabbricata da Rado, è la star dell’anno.
Nel 1977 la Volvo festeggia il suo 50° anniversario, regalando ad ognuno dei suoi 60 mila dipendenti, un Certina personalizzato.
Dopo 20 anni di DS, nel 1979 Certina raggiunge il milione di orologi venduti.
Chronoswiss
CHRONOSWISS
Nella seconda meta' degli anni 80, l'avvento del quarzo proveniente dall'oriente, mette in seria difficoltà l'orologieria elvetica.
Da Monaco arriva una novità che ha a capo Gerd-Rüdiger Lang, con l'intento di risollevare la bella orologieria meccanica di qualità.
Nasce Chronoswiss.
Il coraggio di Gerd Lang, l'ha portato alla fiera di Basilea del 1988, dove si è presentato con il primo esemplare della Chronoswiss, un marchio tutto nuovo, con un solo esemplare in esposizione.
Questo orologio si presentava come un regolatore da 38 mm ed un movimento a carica manuale di derivazione Unitas, con ottime finiture, viti azzurrate, collo di cigno, ecc... una cassa che prevedeva lunetta godronata e fondello avvitati, corona a cipolla, doppio vetro zaffiro sul quadrante e sul fondello e la cassa poteva essere in acciaio, in oro, acciaio e oro e bronzo.
Il successo di questo orologio ha fatto si che oltre a divenire un simbolo per questa Maison, divenisse anche l'orologio più venduto della Casa, con più di 5000 esemplari prodotti.
Ancora oggi questo modello è in vendita in diverse varianti, tra cui la più preziosa con un movimento a tourbillon meccanico a carica manuale, Calibro C.361 (base su Progress Watch Cal.6361.101), 13¾ linee (diametro 30, altezza 5,40 millimetri), 23 rubini, 28.800 a/h, doppio bariletto di carica, gabbietta del Tourbillon volante con sospensione su cuscinetto a sfera riportante il logo Chronoswiss visibile dal lato del quadrante, platine decorate a Perlage, ponti decorati a Cotes de Genève, viti azzurrate, rifinitura ad Anglage, 3 chatons d'oro avvitati, autonomia di marcia di 72 ore.
Il 2009 vede Chronoswiss fare un grande passo. Viene annunciato un movimento di manifattura denominato "Sauterelle" (cavalletta).
Questo movimento, fabbricato in Germania, grazie alla collaborazione con Karsten Fräßdorf (Dusseldorf), darà l'indpendenza (al momento parziale) per quanto riguarda le forniture dei movimenti alla maison. In principio saranno due gli orologi equipaggiati da questo calibro: un classico 3 sfere ed un regolatore, entrambi con scappamento a "secondi morti" (da cui il nome "cavalletta") per cui la sfera dei secondi, avanzerà di un passo al secondo, invece che 5. Il bilanciere funziona a 2,5 hz (18 alternanze/ora) grazie a generose dimensioni e una spirale Breguet.
Corum
CORUM
Corum nasce nel 1955.
Il suo fondatore, Renè Bannwart, veniva da una già lunga esperienza nel campo dell'orologeria, ma il suo spirito imprenditoriale lo spinse a mettersi in proprio insieme allo zio Gaston Ries.
Stabilitosi a la Chaux-de-Fonds, Era giunto il momento di dare un nome all' azienda.
La scelta cadde su di una parola il quale significato significava quel "numero minimo di persone presenti, utili a prendere una decisione valida": quorum. La semplificazione della parola portò a Corum.
Come simbolo della Maison venne scelta una chiave, un simbolo che evoca il solversi di un mistero, l'apertura a nuovi orizzonti, ingegno e innovazione. Nel 1956 erano già pronti i primi esemplari di orologi da offrire al mercato, che accettò con entusiasmo le idee innovative del loro creatore.
La sua prima creazione fu il Golden Tube, sostanzialmente un tubo in oro dove vi era alloggiato un movimento.
Gli anni 60 vengono segnati dalla collezione Admiral's Cup, dove spiccava un orologio dedicato alla regata, diventato famoso per essere il primo orologio quadrato impermeabile. Nel 1964 arriva l'orologio da 20 Dollari. Un orologio con un quadrante ricavato da una vera moneta in oro da 20 Dollari.
Questo pezzo bbe enorme successo tra i personaggi di spicco come presidenti e politici.
L'orologio era animato da un movimento ultra piatto.
Nel 1966 il figlio del fondatore Jean-Renè Bannwart entra nell' azienda paterna, dando dimostrazione di creatività, dando alla luce la nuova collezione Admiral's Cup. Nel 1976 Corum si unisce ad uno dei più grandi marchi di automobilismo: la Rolls Royce. Nel 1980 è la volta del Golden Bridge, un orologio che da sfoggio di un prodigio tecnico e stilistico, con un movimento a baguette completamente a vista attualmente ancora in produzione.
Nel 1983 la collezione Admiral's Cup si rinnova, consolidando quel tratto stilistico che ancora oggi lo contraddistingue. Appaiono per la prima volta le 12 bandierine nautiche agli indici.
Nel 1991 le barche italiane, erano vistosamente sponsorizzate dalla Maison.
L'anno dopo un modello Admiral's Cup, si presenta con un movimento meccanico automatico CO277 con le indicazioni delle maree.
Nel 2000 irrompe uno degli orologi più bizzarri di tutti i tempi: il Bubble. Caratterizzato da un grande vetro bombato da 11 mm. di spessore, il Bubble si presenta con linee tutte tonde, un design giovane e una vastissima scelta di personalizzazioni. Il successo porta Corum ad allestire edizioni limitate disegnate da diversi artisti.
Il 2008 è l'anno del rilancio del Marchio, con proposte di assoluta rilevanza come il Romolvs Calendario Perpetuo o l' Admiral's Cup Tourbillon 48. A Gennaio del 2000, Renè Bannwart cede l'azienda a Severin Wunderman, persona già particolarmente attiva nel campo.
Nel 2000 Renè Bannwart riceve il premio Gaia dal Museo Internazionale del' Orologieria nella categoria "Artigianato e Creazione". Nel 2007 viene nominato un nuovo CEO alla Corum: Antonio Calce. Nel giugno del 2008 Severin Wundemann muore precocemente all' età di 69 anni. Il 18 Agosto del 2008 viene nominato CEO di Corum Serge Weinberg, consulente personale di Wundemann.
Nell' ottobre del 2009, Corum viene rilevata dalla LLC, guadagnandosi il mercato del Nord America e dei Caraibi, eleggendo presidente Antonio Calce. Nello stesso anno Corum apre una boutique monomarca ad Hong Kong, Ginevra e Shangai. Nel gennaio 2010, muore Renè Bannwart all'età di 95 anni.
Viene ricordato anche per il suo lavoro presso l' Omega come creatore del Constellation.
Dal 2009 Corum è sponsor del multiscafo Okalys nel campionato D35. Nel 2011 Corum sviluppa un nuovo calibro basato sul famoso movimento a baguette, inserendo la carica automatica. Il 2012, Corum comparirà come sponsor sul'' AC45 di Loick Peyron, per la conquista della Coppa America.
Cyma Tavannes
CYMA TAVANNES
La storia della Tavannes non è mai stata chiara a causa della complessità dei ruoli delle varie aziende che la componevano. Infatti ben presto Tavannes, Cyma e TaCy separarono la parte commerciale dalla produzione e i movimenti, un processo che non farà mai chiarezza su chi facesse cosa.
Era il 1871 quando Frederic Henry Sandoz fondò a Le Locle la Sandoz & Co. a soli 20 anni.
La Tavannes Watch Co. invece fu fondata prima, ma non si hanno notizie sull'artefice.
Cyma è così riuscita a sopravvivere agli sconvolgimenti dell'industria svizzera specializzandosi dagli anni 30 in poi nella produzione di orologi da polso, brevettando nel 43 il primo orologioda polso automatico.Questa indipendenza però non le ha permesso di mantenere le dimensioni di una volta, ma è ancora attiva e con un buon mercato.
Nel 1891 fonda a Tavannes un'alta fabbrica di orologi, presumibilmente la Cyma.
Questo fa capire che la Cyma probabilmente esisteva già da 1862 di proprietà dei fratelli Schowb, Joseph e Theodore della Schowb Freres di Le Locle. Della produzione dei fratelli Schowb si sa poco e quello che si sa non è certo onorevole visto che sembra che la fabbrica, abbia copiato dei movimenti Patek che li porterà a pagare 15 mila franchi di ammenda nel 1890, nonchè una certa attività nella fabbricazione di falsi commercializzati negli USA.
Alla fine dei conti si avranno nel 1891 3 diversi produttori di movimenti e di orologi di cui Cyma, Tavannes e Schwob, indipendenti tra loro. Nel 1892 finalmente si ha una fusione dei 3 gruppi sotto una cooperativa controllata da Sandoz anche se commercialmente continuano a usare marchi diversi.
Questa fusione probabilmente è dovuta ad un investimento di Sandoz negli USA nell'acquisto di macchine utensili, investimento che avrebbe ammoritzzato con un punto solo di produzione. Cyma contava 40 dipendenti per una produzione di 55 movimenti al giorno, anche se non giustificava il costo di un'officina all'americana.
Fonti non certe dichiaravano che nel 1905 la cooperativa contasse ben 750 dipendenti per 450 mila pezzi. Altre fonti, più verosimili, contavano 1000 pezzi al giorno, che non toglie il fatto che fosse una grande industria.
Nel 1929 Cyma appare come la più grande industria orologiera svizzera con 4000 pezzi al giorno dividendo la produzione in movimenti di precisione, passione di Frederic Sandoz, e movimenti "normali", prodotti in quantità con il sistema "americano". Nel 1890 Sandoz brevettò un cronometro ad alte prestazioni caratterizzato da uno spessore di soli 3,85 mm. Cyma si fa conoscere nei mercati extra europei.
Durante la prima guerra mondiale brevettò, nel 1915, il primo orologio da polso impermeabile, richiestissimo dai militari. Raggiunte le dimensioni da gruppo industriale, passa ad un'esportazione decisa sul mercato americano.
Cyma era già presente sul mercato d'oltre oceano prima degli anni 30 con altri marchi, tra cui l'Admiral oltre che rifornire altre Case come la "Non Magnetic Watch Co." di movimenti resistenti a campi elettromagnetici abbinando il brevetto "Paillard". Cyma fonde così una società di distribuzione in America col nome di TaCy Watch Co. che incassa movimenti finiti in casse americane ancora una volta col marchio Admiral dove si trovaspesso e volentieri la dicitura "antimagnetic" anche se non con brevetto Paillard visto che era in esclusiva alla Non Magnetic Watch.
D
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E
Ebel
Il 15 luglio 1911 Eugene Blum e sua moglie Alice Levy registrarono presso la Camera di Commercio di La Chaux-de Fonds la loro nuova fabbrica di orologi: Ebel, un acronimo che sta per Eugene Blum Et Levy.
Ebel produsse il suo primo orologio già nel primo anno dall’avvio della attività e nel 1914 fu in grado di presentare alla Esposizione Nazionale Svizzera una collezione completa che comprendeva orologi da polso, orologi da anello e pendenti per collier. Il debutto fu un successo e venne riconosciuto con l’assegnazione di una medaglia d’oro.
Da quel momento in avanti Ebel produsse per molti “marchi privati” (produceva cioè orologi per conto terzi) e questa attività rappresentò la maggior parte del fatturato negli anni successivi.
Nell’ottobre del 1929 Charles-Eugene Blum - figlio dei fondatori - prese in mano le sorti dell’azienda e, assieme al mastro orologiaio Marcel Rauche, introdusse severi controlli di produzione e di qualità. Ciò valse alla Ebel l’acquisizione di nuovi importanti clienti fra cui Vacheron Constantin (sotto il marchio Astral).
Nel 1971 il timone aziendale passa a Pierre-Alain Blum, che già dal primo anno incrementa il fatturato del 30%. E’ il momento del successo e nel 1975 la Ebel acquisisce il contratto per la fabbricazione degli orologi Cartier al quarzo.
Per mantenere la propria autonomia, Pierre-Alain crea la linea “Sport Classique” e nel 1982 immette sul mercato il cronografo “Sport-Automatique” che monta un movimento Zenith El Primero.
Alla fine degli anni ’80 la Ebel sviluppò un proprio calibro cronografico, il 137, che fu poi utilizzato anche da Breguet e Ulysse Nardin come calibro base.
Nel 1996 Pierre-Alain Blum si ritira dagli affari e, dopo alcuni passaggi societari, la Ebel entra a far parte del MGI Luxury Group SA che, a sua volta, appartiene al Gruppo Movado.
Eberhard & Co.
EBERHARD & CO.
Eberhard nasce a La Chaux-de-Fonds nel 1887, grazie al ventiduenne Georges-Emile Eberhard.
Egli entra nel mondo dell’orologeria grazie al padre orologiaio in Berna.
Nel 1919 lancia sul mercato il suo primo cronografo da polso con fondello a cerniera e anse snodate. Nel 1926 l’azienda passerà ai suoi figli Georges e Maurice. Nel 1930 nasce il primo orologio automatico da polso. Durante gli anni 30, i suoi orologi, saranno fornitura degli Ufficiali della Regia Marina Militare Italiana.
Nel 1935 Eberhard commercializza il primo cronografo a 2 pulsanti con start-stop e con la possibilità di farlo ripartire senza azzerarlo, portando il cronografo all’evoluzione che ancora oggi tutti conosciamo. Nel 1939 è la volta del cronografo ratrappante.
Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, dopo che Maurice rileva per intero l’azienda dal fratello, comincia la produzione di orologi dedicati alle donne.
Alla fine degli anni 50 Eberhard lancia un icona dell’orologeria. L’Extra-Fort con l’azzeramento a slitta. Nel 1955 nasce il correttore indipendente della data posizionato al 9. Nel 1962, dopo la morte della figlia, Maurice cede l’azienda ad investitori stranieri che daranno una svolta alla Maison.
Nel 1968 nasce il movimento a 36 mila a/h che lo contraddistingue per l’ incredibile precisione. Negli anni 70 la Maison segue la moda degli orologi al quarzo, lanciando la collezione Sirio. Negli anni 80 il nome Eberhard si affianca a quello delle Frecce Tricolori con il modello Chronomaster.
Nel 1982 Eberhard anticipa i tempi, riproponendo una replica di un cronografo con ruota a colonne e quadrante in smalto, lo stesso che era al polso della Regia Marina Militare degli anni30. Nel 1987 Eberhard festeggia il suo primo centenario con la collezione Navymaster, riportando sul quadrante le 2 date. Nel 1992 un nuovo nome affianca il Marchio: è quello di Tazio Nuvolari, al quale è stata dedicata una linea intera di cronografi. Il 1996 vede nascere una nuova icona di Casa: il Traversetolo. Nel 2001 nasce uno degli orologi più copiati al mondo. E’ il Chrono 4, un cronografo che vede i contatori cronografici in fila uno a fianco dell’altro. Una novità assoluta che porta la fama di questo orologio alle stelle.
Oggi la Eberhard continua le sue collaborazioni nel mondo delle corse, con i modelli Tazio Nuvolari e Vanderbilt, nel mondo della vela sponsorizzando eventi come il Girovela del 92 o il Gran Premio dell’adriatico supportato dal’ ANICA.
Eterna
La fabbrica di orologi Eterna, nasce ufficialmente il 7 novembre del 1856.
I suoi fondatori, il Dr. Joseph Girard (medico chirurgo) e Urs Shild, un insegnante, chiamarono l’azienda U.Shild & Co.
Shild era contabile presso la F. Kunz & Girard, quando un giorno, riuscì a diventare socio, cambiando il nome con Girard & Shild, producendo ebauches e orologi da tasca.
Nel 1866, Girard lascia l’azienda, e viene sostituito da Adolph Shild, fratello di Urs.
Shild, dopo essere diventato consigliere nazionale nel 1882, muore all’età di 58 anni, nel 1888.
Prende le redini dell’azienda il figlio Max, che dopo un viaggio negli Stati Uniti, introduce i macchinari per la produzione in serie, ma le sue idee futuristiche ebbero scarsa popolarità, così, scoraggiato, lascia l’azienda al fratello Theodore che lancia l’azienda nel 20° secolo, proponendo orologi da donna, derivati da piccoli orologi da tasca.
Nel 1896, Adolph Shild esce dall’azienda per fondarne una sua, che prese il nome del fondatore (la A. Shild o AS).
Nel 1905 la U. Shild & Co. prende il nome di Eterna.
Il successo della Eterna arriva nel 1908 con il primo orologio con sveglia incorporata, richiedendo il brevetto, che diede la possibilità di commercializzazione nel 1914 in occasione della Swiss National Exibition di Berna.
Nel 1930 Eterna commercializza il più piccolo movimento di forma detto “baguette”, dedicato agli orologi da donna.
Nel 1932 Eterna fonda una nuova azienda per la produzione di movimenti meccanici, col nome di ETA, espandendo la propria produzione e now-how acquisendo la Valjoux.
Nel 1947 nasce quello che diventerà orologio simbolo e leggenda: l’Eterna Kon Tiki, che accompagnerà Heyerdahl Thor, nell’attraversata tra Perù e Polinesia su di un’imbarcazione di balsa per 7600 chilometri per 97 giorni.
Nel 1948 esce un altro orologio di successo di Eterna: l’Eterna-Matic.
Nel 1982 Eterna è passata di proprietà già numerose volte.
Nel 1995, già di proprietà della F.A.P. Beteiligungs GmbH, Eterna viene assorbita da Porsche Design, che commercializza orologi dal tipico design Porsche.
Nel 2004 viene commercializzato il nuovo movimento di manifattura Eterna 6036, seguito nel 2006 da un altro calibro ultra piatto prodotto per il 150° anniversario: l’Eterna 3030.
Il 30 Giugno 2012 Eterna viene acquisita dal gruppo Volant Ltd. che a sua volta è controllata dalla cinese China Haidian.
F
Festina
Fondata nel 1902 a la Chaux-de-Fonds, in Svizzera, Festina è una Maison che vende orologi in più di 70 paesi in tutto il mondo attraverso filiali e distributori.
Nel 1984 la Maison è stata acquistata dal' imprenditore spagnolo Miguel Rodriguez, già noto per gli orologi Lotus nati nel 1981.
Nel 1990 fonda anche un team ciclistico che porta il nome di Festina.
La marca di orologi diventa famosa grazie al team di professionisti sponsorizzato dal marchio.
Dopo il 2001 il team cessa di esistere, ma Festina rimane attiva nel campo come cronometrista ufficiale del Tour de France, il Giro d'Italia, ilTour di Spagna e altre competizioni ciclistiche.
Le sue collezioni coprono un campo di target diversi, dallo sportivo e dinamico fino a elegante e casual, contraddistinte da un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Nel 1985 Festina fa parlar di se per un orologio con cassa in titanio antiallergico, uno con fasi lunari, e nel 1991 anticipa i tempi introducendo in un modello l' alluminio per la cassa.
Un'altra caratteristica della Maison, è l'introduzione del movimento Megaquartz, che ha la particolarità di funzionare senza la batteria.
Festina commercializza inoltre orologi con marchio Jaguar e Candino.
G
Girard Perregaux
GIRARD PERREGAUX
La storia di questa prestigiosa Maison Orologiera può risalire a Jean-Francois Bautte, famoso orologiaio di Ginevra.
Rimasto orfano ad un’età molto giovane, ha affrontato la vita con determinazione.
Nel 1791, all’eta’ di 19 anni, Jean-Francois Bautte aveva imparato molto dai lavori fatti, ed acquisita quella formazione che le sue modeste origini non gli avevano permesso, comincio’ a costruire il suo primo orologio.
Non molto prima che il suo nome diventasse conosciuto alle corti reali di Europa.
Un orologiaio dal talento raro, Jean-Francois Bautte era inoltre “un industriale” astuto ed uomo d’affari con un carattere brillante, immaginativo e generoso.
È stato riconosciuto da tutti come il creatore di meccaniche e di orologi ultrasottili e come produttore di oggetti di alta qualità.
Purtroppo, Jean-Francois Bautte non ha avuto un successore o un erede per assumere la direzione della sua azienda quando è andato in pensione.
Il problema di che cosa fare con l’azienda è stato risolto rapidamente quando una fusione è stata organizzata con un altro costruttore di orologi.
Nel 1854, Constantin Girard ha sposato Marie Perregaux.
Considerando che entrambi avevano ottime origini orologiere, sembro’ loro perfettamente naturale usare entrambi i nomi quando hanno formato la loro azienda. Così e’ nata la marca di Girard-Perregaux nel 1856.
Oltre che un orologiaio famoso, Constantin Girard era inoltre un patriota impegnato nella causa repubblicana e dedicava molto del suo tempo e la sua energia alla sua amata città di La Chaux-de-Fonds.
Sono bastati pochi anni per farlo conoscere in tutto il mondo. Il suo masterpiece tecnico ed estetico, “il Tourbillon Sous Trois Points d’Or” (traduzione: Tourbillon con tre ponticelli d’oro), era certamente il successo più grande di una vita in gran parte dedicata alla ricerca ed allo sviluppo dell’arte orologiera. Questo stupefacente orologio da tasca e’ stato premiato con due medaglie d’oro alle mostre universali di Parigi in 1867 ed in 1889 ed è considerato il miglior orologio meccanico mai realizzato.
La tradizione di innovazione iniziata da Jean Francois Bautte è stata continuata fino ad oggi da Girard-Perregaux.
Durante la sua lunga vita, la maison ha dato numerosi contributi emozionanti ed innovatori al mondo orologiero. Primo fra questi è il concetto dell’orologio da polso. Anche se alcuni orologi da tasca già erano stati modificati per essere portati al polso, Girard-Perregaux fu la prima maison orologiera a produrre questo genere di orologi in serie, intorno al 1880.
Girard-Perregaux ha sviluppato parecchi movimenti rivoluzionari, tra i quali il piu’ famoso e’ stato il Gyromatic, il movimento meccanico ad alta frequenza che è diventato di diritto da collezione, così come per il movimento al quarzo, la frequenza di 32.768 Hertz è divenuta un campione universalmente accettato.
Infatti, e’ stata questa innovazione di Girard-Perregaux che ha permesso di sopravvivere durante la crisi economica dell’industria orologiera svizzera durante gli anni 70 e gli anni 80.
Anche se la maison Girard-Perregaux non ha prosperato durante gli anni 70 e l’inizio degli anni 80, a differenza di altre aziende orologiere svizzere , non ha riportato danni economici, ma e’ emersa più forte di prima e determinata a continuare a produrre gli orologi meccanici di alta qualità usando i movimenti di propria produzione. In un momento in cui molte aziende svizzere di prestigio stavano rivolgendosi a fornitori esterni per i loro movimenti grezzi, Girard-Perregaux non ha mai compromesso la qualità dei suoi orologi.
Gli sforzi notevoli dell’azienda per aggiornare la fabbrica, per addestrare una nuova generazione di orologiai per produrre orologi sempre di più alta qualità, si sono dimostrati paganti, quando i consumatori hanno riscoperto il piacere di portare al polso gli orologi meccanici tradizionalmente costruiti e rifiniti a mano.
Dopo aver studiato a fondo un modello di meccanica originale acquistato all’asta, gli orologiai della Girard-Perregaux hanno fatto rivivere la perizia, che originariamente aveva generato il Tourbillon con l’orologio da tasca dei tre ponticelli d’oro. Per fare una replica di questa meraviglia, tuttavia, hanno dovuto pensare in termini moderni e riprogettarne tutti i componenti.
Anche se i computers si dimostrano utili nella fase di disegno, gli orologiai hanno dovuto riscoprire tutte le tecniche e l’abilità tradizionali che erano state dimenticate dopo la morte dei proprietari fondatori e continuatori di una grande tradizione orologiera . Nel 1991, in occasione del duecentesimo anniversario, l’azienda ha realizzato la tecnologia del Tourbillon con tre ponticelli d’oro per una versione di orologio da polso.
Parecchie variazioni sono state apportate in seguito al modello iniziale da allora.
Questi orologi, che sono realizzati completamente a mano nei gruppi di lavoro della Girard-Perregaux, sono esempi stupefacenti dell’arte meccanica. Circa sei - otto mesi di lavoro continuo sono necessari per produrre una tale meccanica.
Inoltre, nel 1993, Girard-Perregaux ha firmato un accordo con la Ferrari, ed ha realizzato una linea importante di cronografi sportivi.
Oltre ai cronografi per Ferrari, sono stati realizzati altri modelli importanti di orologi automatici, caratterizzati da un calibro self-winding Girard-Perregaux modello 3000; il successivo cronografo 9000, era caratterizzato da un movimento self-winding piu’ sofisticato del precedente.
Particolari sono i modelli Olimpico che Girard-Perregaux ha realizzato in occasione delle varie olimpiadi.
Dal 2006, Girard Perregaux, è impegnata insieme ad Oracle, nella conquista dell’ America’s Cup.
Da questa binomio, sono nati orologi dedicati alla manifestazione sportiva più famosa al mondo.
Ricapitolando, Girard-Perregaux ha sempre offerto ed offre sempre orologi di alta qualità, che occupano sempre la migliore posizione nel mercato contemporaneo della orologeria.
I
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L
L. Leroy
L. LEROY
Siamo nella primavera del 1747, quando a Parigi l'illuminismo era straordinariamente ricco di novità sia culturali che filosofiche.
Basile Le Roy aveva allora 16 anni, quando si presenta nel laboratorio di Quetin Joseph Sr. di proprietà di Pierre Le Roy, che lo mette a contratto per un apprendistrato di un periodo di 8 anni.
Nel 1759, l'azienda inventa un cronografo subacqueo, mostrando le caratteristiche all'accademia delle scienze.
Nel 1785 si trasferisce col padre al palazzo Reale, diventando così orologiaio ufficiale del Ministero della Marina e restando allo stesso indirizzo per orlte 100 anni.
Nel 1793, durante il "periodo del terrore", Basile-CharlesLe Roy, vende l'azienda ad uno dei suoi dipendenti, per poi riacquistarla poco più tardi.
Questa strategia gli servì per salvare il suo Atelier.
Nel 1802, Ferdinand Berthoud, si esprime a proposito di Leroy con queste parole:"...è stato uno degli orologiai più illustri, che ha onorato e arricchito la Francia...".
Nel 1805 diventa "orologiaio dell'Imperatore" Napoleone Bonaparte, diventando nel 1808, fornitore ufficiale della Marina Francese, producedndo cronometri di precisione fino al 1988, sostituiti da orologi al quarzo.
Intorno al 1810, è costretto a onorare le richieste provenienti dall'esercito, tralasciando la produzione di orologi da tasca e per soddisfare la richiesta, comincia a collaborare con altre aziende del Giura Francese e Svizzere.
Nel 1854 la produzione si espande fino a Londra, dove si guadagna una nomina alla Corona Britannica nel 1863, a seguito dell'apertura di un negozio nella prestigiosa Bond Street.
Successivamente il successo gli fa guadagnare nomine anche da parte della Regina di Spagna e dal Brasile.
Nel 1859 nasce Louis Leroy.
Il padre Théodore-Marie era già produttore di cronometri da marina, quando da li a breve, introduce il figlio come suo migliore apprendista.Tra i clienti del Marchio, si possono trovare Maria Antognetta, ilMinisro di Svezia, Axel Von Fersen, Ettore Bugatti, Chopin, Santos Dumont, Nobel, Roosvelt, la Regina Vittoria, ecc...
Nel 1899 Parigi diventa "la capitaled'Europa", e Leroy apre i suoi uffici in Boulevard de la Madeleine, diventando il Marchio orologiero più famoso.
L'azienda diventerà ben presto, anche l'orologio ufficiale della Famiglia Imperiale Russa.
Nel 1910, Leroy installa un orologio sulla torre Eiffel.
Nel 1920 viene presentato il primo prototipo di orologio a carica automatica da polso e brevettato solo nel 1922.
Seguono Harwood e Rolex, e poi altri 50 Marchi diversi conun orologio automatico da polso.
Leroy comincia a seguire le corse automobilistiche, proponendo prima un cronografo ad un decimo di secondo,poi ad un centesimo.
Nel 1959 presenta un cronografo in berillio, che viene usato anche per spedizioni artiche tra il 1960 e il 1970.
Nel 1965 L.Leroy compie 180 anni.
Per questo anniversario viene inaugurata la linea Marine, che celebrava i modelli più importanti della Casa, dotandoli di movimenti meccanici e casse in oro.
Nel 1970 Leroy diventa la più grade fabbrica di orologi al quarzo.
Nel 1990 L.Leroy, presenta il Leroy 01, che durante i suoi 3 anni di sviluppo, è stato l'orologio più complicato al mondo con le sue 25 complicazioni.
L'orologioè stato prodotto su ordine del Re del Portogallo, ed è conservato tutt'ora al museo del tempo di Besancon.
Nel 2004 la società viene acquisita da Miguel Rodriguez, fondatore e proprietario del gruppo Festina e Lotus SA.
Levrette
Quella di Levrette è una storia ricca di tradizione e fascino antico ed ha inizio alla fine del XVIII secolo in Francia, nella regione dell'Alsazia, dove l'attività lavorativa della popolazione è quasi per tutti basata sull'agricoltura. Per tutti, ma non per la famiglia di David Braunsweige il cui figlio, Jonathan, avviando nel 1832 un'attività di mercante e fabbricante di orologi, da inizio a quella dinastia di orologiai che creerà il marchio Levrette.
È una figura tipica quella di Jonathan Braunsweige e si inserisce perfettamente negli scenari di quegli anni, in cui sono forti gli stimoli che soffiano dalla vicina Svizzera e nei quali si va affermando la figura ormai famosa del contadino-orologiaio, che lavora in piccoli laboratori o addirittura nella propria fattoria durante i lunghi mesi d'inverno, ingegnandosi tra ruote e meccanismi.
Braunsweige , nel 1850, sull'onda di un discreto riscontro del suo commercio e delle sue realizzazioni, si trasferisce a La Chaux-de-Fonds, tappa obbligata per chi vuoi fare il classico salto di qualità, mettendosi in contatto con gli orologiai ed vi mercanti delle regioni circostanti.
È una scelta particolarmente adeguata che cavalca l'onda favorevole di un felice momento storico per la Confederazione Elvetica. Sono gli anni del boom dell'orologeria svizzera, diventata ormai una voce importante nell'economia di quel paese: la scena si popola di una miriade di nuove imprese, che si associano e creano nuove marche, mentre i paesi stranieri, chiedendo sempre più orologi, spingono il settore a specializzarsi e organizzarsi in termini più moderni.
In questo clima, Jonathan Braunsweige con Isaac, suo nipote, stabilisce il nuovo laboratorio nel centro di La Chaux-de-Fonds, in Rue des Arts, 5.
Nel 1887, dall'associazione con Daniel Hirsh, suo cognato, nascerà la Braunsweige & Hirsh dalla quale, nel giro di poco più di un decennio, sorgerà nel 1902 il marchio Levrette, per la fabbricazione di orologi e parti di orologio.Dopo varie trasformazioni e passaggi, la società diventa Manufacture de Montres Levrette, prendendo come ragione sociale proprio l'ultima marca depositata da Isaac nel 1902.
La sede si trasferisce in Rue Leopold-Robert, la famosa via che attraversa interamente La Chaux-de-Fonds, mentre continua - anche se con una produzione numericamente più consistente - l'antica vocazione artigianale della Maison, con la fabbricazione e le modifiche di movimenti da tasca e da polso e l'ampliamento continuo di una collezione attenta a tutte le nuove tendenze e strutturata per assecondare la domanda sempre crescente del mercato.
La prima guerra mondiale e la grande crisi economica degli anni conseguenti ad essa, non risparmiano il settore orologiero. Anche per la Maison sono momenti difficili, ma dopo un breve periodo di stallo ed un rapido passaggio di testimone da parte della famiglia Braunsweige, il cammino riprende.
Nel 1932 la Braunsweige & C.ie arriva ad essere diretta da quattro amministratori che, nel momento di maggiore depressione economica, provvedono a rilevarla assicurandone così la continuità storica e produttiva.
Per gli orologi Levrette ha inizio una nuova vita, alimentata da nuove energie, stimoli e prospettive ma, soprattutto, rafforzata da uno stile imprenditoriale moderno e attento alla comunicazione che, sotto la guida di Charles Wilhelm ed Henri Bonardi, aprirà una via ricca di successo e popolarità durata quarant'anni.
È il momento in cui gli orologi Levrette si affermano su tutti i mercati con la sintesi di eleganza, qualità e tradizione che propongono, mentre al marchio storico si affiancano i simboli divenuti famosi del levriero e della stella a cinque punte (quest'ultima, che sovrasterà il marchio Levrette da allora in poi, è l'inevitabile conseguenza della passione di Wilhelm e Bonardi per il foot-ball e l'emblema dell'allora prestigiosa e conosciuta in tutta Europa squadra di La Chaux-de-Fonds, l'Etoile, di cui i due furono, all'epoca, i più alti dirigenti).
Gli anni '40 e '50 corrispondono, insomma, al periodo di massimo splendore della Casa ed il nome Levrette arriva ad identificarsi principalmente con la produzione di cronografi ed orologi meccanici da uomo (vd. Lev Master) dalle linee classiche e rigorose. Questa tendenza caratterizzerà anche gli anni '60 e bisognerà aspettare il decennio successivo perché la Maison, e con lei tutto il movimento orologiero svizzero, inizi a sentire l'influenza di quelle nuove tendenze espresse negli anni '70 nel campo del design.
Anche a questo profondo cambiamento la Levrette risponde però nel migliore dei modi, come sempre ha fatto nell'arco della sua lunga vita, e si adegua alle indicazioni della moda personalizzandole quanto più possibile.
Da questa trasformazione di linee, proporzioni e colori, nascono cronografi e subacquei eccellenti nelle prestazioni e interessanti dal punto di vista estetico (vd. Olimpionic 72 presentato in occasione delle Olimpiadi di Monaco), mentre le novità offerte dal progresso tecnologico la spingono a produrre uno dei primi orologi solari.
Poi, appena dopo i primi modelli digitali e a cristalli liquidi la grande crisi orologiera svizzera di quegli anni e l'inizio di un ventennale silenzio.
Levette è stata infatti una delle vittime illustri della grande crisi che negli anni '70, con l'avvento dei primi orologi digitali e la completa affermazione dei movimenti al quarzo, segnò il momentaneo declino dell'industria orologiera svizzera a vantaggio delle incalzanti realtà giapponesi e americane.
Se i mostri sacri dell'orologeria elvetica avevano potuto far fronte alla momentanea "bufera" permettendosi, in termini di spesa, una conversione della loro produzione non particolarmente gravosa, per realtà orologiere come il marchio del levriero e della stella a cinque punte, il cambiamento si era rivelato alla lunga insostenibile da più punti di vista.
Il nome Levrette si era via via eclissato dall'attenzione generale, facendo di quando in quando la sua comparsa, per lo più sotto la forma di eleganti esemplari degli anni '40 o '50, nelle pagine di qualche libro o rivista specializzata, oppure nelle vetrinette di qualche antiquario-collezionista ben fornito.
Poi, con il recente "boom" orologiero degli anni '80 segnato dal rinnovato slancio dell'industria svizzera, quel passato è tornato prepotentemente di moda e con esso l'amore per quegli orologi che, per l'estetica come per la tecnica, guardano alla tradizione.
Sono state riproposte tipologie cadute in disuso, la fabbricazione dei movimenti meccanici si è nuovamente riattestata sugli standard degli anni passati, ma, soprattutto, molte di quelle
Maison che avevano dovuto abbassare il livello della propria produzione hanno riconquistato lo smalto di un tempo.
Sull'onda di questa "restaurazione" orologiera, si è quindi verificato il recente rientro di Levrette sul mercato - per il quale molto si deve alla BRM di Valenza Po.
Il marchio Levrette infatti è rimasto nei cassetti di Paul Picot che lo ha riabilitato riproponendo esemplari storici della tradizione.
E Paul Picot è di proprietà italiana.
Lip
1807: Emmanuel Lipmann, stabilitosi a Besançon e Presidente della Congregazione Israelita, offre al futuro Imperatore di Francia Napoleone Bonaparte un orologio da tasca cronometro da lui stesso costruito artigianalmente.
1867: Ernest figlio primogenito di Emmanuel Lipmann apre a Besançon un piccolo laboratorio artigianale per la costruzione di orologi.
1896: LIP compare per la prima volta sul quadrante di un orologio "Chronometro LIP": è la nascita del marchio.
1903: LIP è una delle prime aziende a investire nella pubblicità.
1914: LIP è in piena espansione ed impiega 150 tecnici orologiai che costruiscono i primi orologi da polso per gli ufficiali artiglieri.
1939: LIP presta il suo servizio all'Armata Francese fornendo gli orologi e gli strumenti di bordo per gli aerei francesi.
1945: Fred Lip prende la direzione della LIP ed inizia la ricostruzione della fabbrica distrutta durnate la guerra. La LIP inizia anche la ricerca per lo sviluppo di un orologio con meccanismo elettronico.
1948: Il Governo Francese consapevole del grado di tecnologia raggiunta dal Marchio LIP, offre a Wiston Churchill un orlogio da polso modello LIP T 18 come ringraziamento per i servizi prestati dalla Gran Bretagna alla Francia durante la Seconda Guerra Mondiale.
1952: LIP lancia la "Montre Electronic" (la presenza di un diodo è il motivo perchè questo orologio è considerato Elettronico e Non Elettrico). I primi modelli sono portati dal Generale de Gaulle e dal presidente degli Stati Uniti D. Eisenhower.
1971: LIP come sempre è precursore dei tempi e presenta i suoi primi prototipi di Orologi al Quarzo.
1972: LIP è la prima casa orologiera francese a produrre gli Orologi al Quarzo.
1973: LIP si avvale della collaborazione dei migliori "Designers" fra i quali il noto ed eclettico Roger Tallon (è sua la creazione del disegno del Treno francese ad Alta Velocità - T.G.V.) che disegna la Collezione MACH 2000 con linee futuristiche per quegli anni.
Elevato subito ad oggetto Cult, il successo della Collezione Mach 2000 è immediato, dal Giappone agli Stati Uniti.Alcuni di questi modelli sono esposti nel Museo di Art Decò di Parigi, e un collezionista in una Asta Internazionale di londra per aggiudicarsi un esemplare di MACH 2000, ha dovuto pagare una somma intorno ai 50 milioni di Lire.
1994: LIP in occasione del 50° Anniversario della Liberazione, regala al Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton una riedizione della LIP la "Montre des President" equipaggiata con un movimento Elettronico originale dell'epoca.
1998: LIP sempre precursore ed innovativo, lancia l'orologio da polso "EUROLIP" convertitore in EURO da qualsiasi divisa della Comunità Europea, in attesa del passaggio alla moneta unica.
1999: LIP dedica l'orologio TYPE 10 Croix du Sud in omaggio ad uno dei più grandi aviatori francesi degli anni 30 Jean MERMOZ. Entrato nella leggenda e nella storia francese, Jean Mermoz era soprannominato "l'Arcangelo" per il coraggio e la sua passione per il volo, sfidando condizioni climatiche e le avversità meccaniche, effettuò la prima trasvolata Atlantica per il servizio Aereopostale a bordo del grande Idrovolante quadrimotore LATE' 300 "Croix du Sur" costruito nelle officine Latécoère di Tolosa. Nelle lunghe ore di volo, molto delle quali notturne alla Francia a Montevideo, per proseguire fino alla costa dell'Oceano Pacifico, Jean Mermoz poteva contare su un precisissimo orologio di bordo LIP montato sul cruscotto dell'idrovolante. L'attuale modello T10 è la riedizione da polso dell'orologio di bordo dell'idrovolante"Croix du Sur" su cui Jean Mermoz effettuava le sue lunghe traversate Atlantiche per il Servizio Aereopostale, un omaggio ad un grande pioniere dell'Aviazione Francese.
2000: Durante la sua visita a Besancon nel 1807, l'Imperatore Napoleone, riceve in offerta da Emmanuel Lipmann un orologio da tasca che egli stesso aveva costruito.
Per inaugurare il nuovo millennio, Lip concepisce una nuova linea intitolata a Fred Lipmann.
2002: nel rispetto della tradizione orologiera, Jean-Luc Bernerd, CEO di Lip dal 1997, affida la distribuzione degli orologi LIP alla MGH (Manufacture Générale Horlogère), con la quale sviluppa i nuovi modelli.
2003: La famiglia Sensemat, proprietaria della Maison, decide di vendere gli orologi esclusivamente tramite il sito webwww.lip.fr con una sezione di modelli d'epoca controllati direttamente dal sig. Laurent Dupont, ufficiale giudiziario associato a Bordeaux.
Longines
La Storia della Longines parte nel 1832, quando Auguste Agassiz si trasferisce a Saint-Imier.
Li inizia a lavorare alle dipendenze di un commerciante di orologeria: Raiguel Jeune.Nel frattempo la sua azienda cominciava a lavorare in proprio col nome di “Agassiz & Compagnie”.E’ solo nel 1847 che Auguste, dopo aver assistito a diversi assetti societari, riuscirà a diventare unico proprietario dell’azienda.
Nel 1862, il nipote Ernest Francillon, eredita l’azienda cercando di concentrarsi sul miglioramento della produzione degli orologi standard.
Cercò quindi di creare una fabbrica nella quale unire manifatture e assemblaggio e quindi finire gli orologi in un unico processo integrato.Nasce Longines
Ernest, nel 1866 acquista due lotti di terreno nella periferia di Saint-Imier, sulla riva destra del fiume Suze, vicino a zona denominata “Les Longines”, in dialetto locale “campi lunghi e stretti”.
Nasce la prima manifattura Longines, Maison dalla storia prestigiosa che vanta una delle storie più gloriose dell’orologieria moderna.
Nel 1867 la maison produce il suo primo movimento: l’ L20A.
Ernest Francillon riceve una medaglia all’Esposizione Universale di Parigi per aver presentato il primo orologio con corona di carica.
Questo grazie anche all’aiuto del giovane ingegnere Jaques David, che implementò la meccanizzazione dei processi produttivi.
Nel 1874 la società invia a tutti i suoi clienti una circolare d’avvertimento contro i movimenti contraffatti, prevedendo in anticipo l’illegale mercato parallelo degli orologi non originali.Un Passo Avanti
Nel 1876, si recò alla Esposizione Universale di Filadelfia, dopo la quale compose un rapporto che scatenò un acceso dibattito nel mondo dell’ industria orologiera svizzera.
Dal 1870 in poi le scelte industriali di Longines si scoprirono giuste.
Il 27 maggio 1889 alle ore 16 viene registrato il marchio Longines con il n° 2684.
Depositato presso l’Ufficio mondiale della proprietà intellettuale, è il logo più vecchio che si conosca e non ha subito modifiche.
Nel 1989 è stato inciso sulla cassa dell’astronomico da polso Effemeridi solari, ideato per festeggiare i cent’anni della registrazione.Oltreoceano
Nel 1890 assume la rappresentanza della fabbrica Wittnauer a New York.
Ottiene una serie di Grand Prix, riconoscimenti e medaglie nel settore dell’alta orologeria.
Agli inizi del ‘900 è tra i primi marchi a produrre orologi da polso meccanici, un’innovazione che darà inizio a una riorganizzazione dei metodi di produzione nel corso dei due decenni successivi.
Gli orologi prodotti dalla maison iniziano a perdere rotondità sperimentando silhouette geometriche ed eleganti.
Vengono lanciati modelli di forma rettangolare o quadrata agli inizi degli anni dieci e si affermano anche alcuni modelli da donna con pietre preziose e movimenti a baguette.Nello stesso periodo il brand si avvicina per la prima volta al mondo della ginnastica.Nasce una collaborazione con lo Swiss Federal Gymnastics Meet di Basilea, nel quale la maison svizzera introduce il cronometraggio automatico e sistemi elettromeccanici per l’inizio e la fine delle gare.
Gli anni Venti e Trenta per l’azienda sono all’insegna dell’eleganza, come dimostra la pubblicità del 1927 e la produzione di orologi con diamanti, zaffiri e pietre preziose.Si Vola
Nel 1932 la storia della Longines si arricchisce con uno dei modelli più iconici: il Longines “Lindbergh”.
Questo orologio prende il nome dal suo inventore Charles A. Lindbergh, che in collaborazione con la Casa, studia il primo orologio con angolo orario in vista del primo volo transatlantico senza scalo.
L’anno prima la maison svizzera partecipava al primo show equestre internazionale a Ginevra, dando inizio a una lunga e continuativa relazione tra gli eleganti sport equestri e l’azienda.
Gli anni Quaranta vedono la nascita del Calibro Longines L22A e del celebre calibro Longines 13ZN.
Lo Sport
Nel decennio successivo la campagna di comunicazione Science and elegance, è seguita dalla partecipazione del brand ai Giochi Olimpici Invernali di Oslo, in veste di cronometrista ufficiale.
Durante gli anni Settanta, nonostante la rivoluzione del quarzo, l’azienda recupera la creazione estetica delle origini e presenta sul mercato una serie di importanti modelli: Flore Marine (1970), Kleopatra (1975), Volubilis (1978) e nel 1972 il designer francese Serge Manzon progetta una serie speciale di orologi in argento.
Longines fu anche la prima Casa a realizzare l’orologio al quarzo per il polso.
Nel 1982, a due anni dalla creazione del Calibro L960, la maison svizzera celebra il suo 150° anniversario con una collezione ultrasottile chiamata Agassiz, in onore del fondatore della maison.Gli Sponsor
Nello stesso anno nasce anche la collaborazione tra la casa produttrice svizzera e il team Ferrari Formula 1 Racing.
Il 1984 è l’anno della linea Conquest, con il movimento al quarzo denominato VHP (Very High Precision) sviluppato dalla maison.
Gli anni Novanta sono segnati dalla collezione La Grande Classique in acciaio, ultrasottile e dalla collezione DolceVita, fino ad arrivare alla campagna pubblicitaria Elegance is an attitude nella quale assistiamo a un’incredibile parata di star del cinema, da Audrey Hepburn a Humphrey Bogart, alle più contemporanee.La Swatch
La Storia della Longines prende una Svolta storica nel 1995, entrando a far parte del gruppo SMH (Swatch Group).
Il nuovo millennio inizia con la collezione DolceVita Diamond e una collezione celebrativa del 30 milionesimo orologio prodotto da Longines, per continuare con la linea Les Elégantes, rivisitazione di tre modelli vintage, terminando con la collezione Evidenza del 2003.
L’anno seguente il brand alato lancia la collezione Olympic, tributo ai Giochi Olimpici e la collezione LungoMare.
La Master Collection del 2005, caratterizzata da otto nuovi design, riassume e l’esperienza e conferma la competenza del brand all’interno dell’alta orologeria.
M
Marvin
MARVIN
Nel 1850 i fratelli Marc ed Emmanuel Didisheim sono commercianti mediatori di orologi nel Giura bernese.
Questa attività di mediazione consente loro di accedere all'indipendenza professionale con pochi capitali propri e con rischi limitati.
Nel 1894, in un paese vicino a La-Chaud-de-Fonds, a St. Imier, i due fratelli fabbricano prevalentemente orologi con piccoli calibri, probabilmente orologini da tasca per signora.
Solo nel 20° secolo iniziano a proporre orologi da polso ed ottengono grande successo negli Stati Uniti.
Grazie ad un cliente americano, tale Mr. Marvin,la fabbrica ha finalmente un nome. I fratelli accettano di chiamarla proprio col nome del loro cliente e appassionato. Scelgono come logo una corona, che rappresenta una "M" rovesciata.
Il nome Marvin compare per la prima volta sugli orologi con la linea "Motorist" degli inizi degli anni 30. Questi orologi hanno subito un successo strepitoso.
Le loro creazioni si presentavano con una particolare cassa curva, adibiti alla guida e si portavano all'interno del polso.
La moda imperò e fu ripresa anche da Movado con i Curviplan e da Gruen con i suoi Curvex, con la costruzione anche di movimenti ad hoc pensati per uno sviluppo su più livelli che assecondava la curvatura della cassa.
Marvin produsse poi molti orologi delle più varie tipologie con particolare attenzione sempre alle linee stilistiche, sempre estremamente eleganti, anche nei modelli più sportivi.
Il Gyroplan degli anni 40 aveva le ore indicate da dischi girevoli, invece che sfere.
Anche i cronografi degli anni 30 con Valjoux 22, erano decorati da splendide anse art-deco.
Il calibro 580, il primo e unico automatico prodotto da Marvin a partire dal 1955, venne realizzato in tre versioni: 580 (senza data), 580 C (con data) e 580 P (per i M. Chronometer).
Per le quattro generazioni della famiglia Didisheim che si sono succedute a capo dell'azienda l'obiettivo incaricata di realizzare orologi ufficiali per delle compagnie aeree quali KLM o Air France.
Nell'intento di migliorare costantemente l'eccellenza dei prodotti, i fratelli Didisheim fanno spesso figura di pionieri, sviluppando in particolare numerosi sistemi brevettati.
Semplice e raffinato, sempre all'avanguardia delle nuove tendenze. Questa creatività, unita alla qualità dei prodotti, ha valso al marchio il sostegno amichevole di molte celebrità, come i piloti di formula 1 Ascari, Sterling Moss e il famoso Fangio.Negli anni 1970, con l'avvento del quarzo in orologeria, Marvin integra la Manufacture Suisse Réunie (M.S.R.), un importante gruppo orologiero, di cui fanno parte altri marchi rinomati.
Nel 2002, l'azienda ridiventa indipendente sotto l'egida di un gruppo di appassionati, ben decisi a farle ritrovare tutto il suo splendore ed il suo dinamismo.
Minerva
MINERVA
Fondata nel 1858 dai fratelli Charles-Yvan (1840-1912) ed Hyppolite Robert di Villeret, quella che sarebbe successivamente diventata la marca di orologi Minerva, era all’inizio una “etablisseurs” di orologi, vale a dire una azienda assemblatrice di parti di orologi prodotti dalla fabbrica di ebauches di Fontanemelon (FHF).
Una vecchia lettera commerciale indica che l'azienda è stata chiamata H. & C. Robert S.A, in Villeret .
Nel 1878, i figli di Charles-Yvan, Charles-Auguste e Georges-Louis Robert proseguirono l’attività sulle orme dei fondatori; nel 1885 si associò all’impresa anche il terzo fratello, Yvan.
Nel 1887 il simbolo della Manifattura, a forma di V, una freccia che separa le lettere R, F e V (Robert Frères Villeret) fu ufficialmente brevettato.
È interessante notare che il nome della divinità Minerva in primo luogo è stato usato soltanto come marchio, registrato ufficialmente su 30.7.1887, insieme ad altri nomi sonori come “Arianna” e “ Mercurio”.
L’impresa si sviluppò lentamente ma costantemente; partecipò alle Esposizioni Universali di Anversa (1885) e di Parigi (1889), ove si guadagnò riconoscimenti per i suoi prodotti.
Il nome di azienda ha cambiato parecchie, iniiziando come “Fabrique Robert Freres” nel 4.2.1898 quando i due figli succedettero al padre, poi “ Faquique des Faverges, Robert Freres “ nel 1902, quindi “Fabrique Minerva, Robert Freres S.A. nel 1923 e finalmente, nel 1929, “Minerva” S.A.
Nel 1902 , sotto la loro direzione, alla sede storica del 1845, ricostruita dopo un incendio del 1875, furono aggiunte due ali per dare alloggio ad un laboratorio di orologeria e una officina con macchine utensili che fabbricava movimenti e casse in nickel ed in argento per orologi da tasca: Minerva si trasformò così in una “ manifattura “ di orologi.
All’inizio del secolo la manifattura iniziò a produrre movimenti per orologi da tasca con i seguenti calibri, in cui il primo numero della sigla, indica il diametro in linee francesi (“’); il secondo è il numero progressivo seriale dei movimenti di manifattura:
- calibro n° 1-18, con movimento a 18 linee con scappamento a cilindro, che restò in produzione, con piccoli cambiamenti, fino al 1941;
- calibro n° 2, con movimento a 18 o 19 linee con uno scappa-mento svizzero ad ancora ; calibro n° 3, movimento a 19 linee.
Questi orologi, come quelli degli anni successivi 17-15, 17-22, 17-23, erano dotati di 17 rubini con castoni avvitati, con 5 aggiustamenti (a 3 posizioni e a 2 temperature), bilanciere bimetallico tagliato, spirale Breguet, e regolazione fine della racchetta con molla di ritenzione a collo di cigno o vite eccentrica (il Cal.19-4), rifiniti parzialmente con “cotes de Geneve”.
Nel 1908 la Manifattura iniziò la produzione del suo primo cronografo con il calibro di 19-9 CH; come i cronografi degli anni successivi, non aveva il sommatore delle ore cronografiche, ma solo il registro dei minuti su base 30 o 45.
In quegli anni, il fatto che il catalogo di fornitura mostri calibri da 12 a 16 Size, con l’indicazione, quindi, delle misure americane, dimostra la grande importanza per l’impresa che aveva all’epoca l’esportazione in America.
Non si conosce con precisione gli anni di inizio della produzione degli orologi da polso. I calibri più vecchi sono il 12-12 ed il 9 e ¾ -19, con movimenti rifiniti, 17 rubini, spirale Breguet e spessore di 4 mm. Il numero di cassa di questi orologi li fa risalire al 1918. I calibri 9 ¾-9 furono, comunque, i calibri più piccoli mai costruiti da Minerva.
Nel 1923, il nome “Minerva” apparve sui quadranti degli orologi; come già ricordato, l’azienda fu successivamente rinominata “Fabrique Minerva, Robert Frères S.A.” quando iniziò la produzione degli orologi da polso.
Uno di questi era il raffinato calibro 13-20 CH , un cronometro con movimento 12 ¾ linee che apparve sul mercato nel 1923, un calibro che illustra perfettamente la classica e raffinata architettura dei cronografi del polso di quell'era, con un meccanismo della ruota a colonna, spirale del bilanciere Breguet e di 17 rubini.
Con il lancio di questo orologio, l'azienda guadagnò la sua reputazione come fornitore di movimenti complicati di qualità eccezionale.
All’inizio degli anni ’30 la crisi finanziaria internazionale costrinse la famiglia Robert ad abbandonare l’attività; un ingegnere specializzato in meccanica orologiera, Jacques Pelot, di Biel, che aveva lavorato presso Minerva dal 1921, ed un tecnico Charles Haussener divennero con successo responsabili della Manifattura. Ciò è anche dimostrato dall’incarico ricevuto, nel 1936, come Cronometristi Ufficiali dei tempi di gara alle Olimpiadi invernali di Garmisch - Partenkirchen.
E’ di quegli anni un cronografo rattrapante da polso.
I cronografi rattrapanti hanno i calibri 19-9CH come base. Il primo calibro 19-25 debutta negli anni 20 ed ha una marcia permanente.
Dopo 10 anni più tardi verrà fabbricato il calibro 19-39, senza marcia permanente.
Sul settore dei cronografi Jacques Pelot riuscì in un invenzione che contribuì molto all’affidabilità di questi apparecchi ed che fu ripresa presto da altre imprese (brevetto del 1930). Egli sostituì le molle piane, che sono utilizzate per attivare i meccanismi, con molle a spirale che sono di gran lunga meno fragili.
Era comunque un inventore universale: fu suo anche un brevetto per un orologio “saponette” che si caricava con l’apertura e chiusura a scatto del coperchio anteriore. Durante gli anni della seconda Guerra Mondiale e successivamente, fu sviluppata una gamma completa di movimenti meccanici, completata tramite i movimenti automatici fatti in Ebauches S.A. Dopo il 1945, il nome Minerva era associato soprattutto agli strumenti misuratori di tempi brevi, cronografi e segnatempo ad alta precisione. Così, il “Indicateur Davoine”, catalogo svizzero delle manifatture di orologi riporta l’impresa con nome Minerva Sport S.A. come costruttrice di misuratori di tempi brevi per tutti i possibili sport, come pallanuoto e regate veliche. Il calibro di “risparmio 14-52” entrò in produzione solo nel 1943; non disponeva di ruota a colonna e di ruote dentate per il comando delle funzioni cronografiche, ma di un meccanismo di innesto a frizione, brevettato da A. Frey. La produzione di segnatempo diminuisce ugualmente a decorrere dal 1918; di quell’anno, sono le prime note che illustrano il calibro 19-14, base di tutti i calibri di segnatempo successivi.
L’ultimo calibro, 19-55 con contatore al 12 fu prodotto nel 1969. Fu l’ultimo segnatempo meccanico prodotto dalla Minerva. I calibri citati sono stati costruiti per cronometri completamente diversi : con limiti di cronometraggio dal 1/5 ad un 1/100 di secondo. In sostanza, venivano ridotti il bilanciere e la spirale. Nel calibro 19-42, in cui la lancetta centrale del cronografo compie un giro completo in un secondo, fu dotato di ancora ruote più sottili e con un momento d’inerzia più piccolo.
Nel 1949 venne brevettata da Andre Frey una novità che si ritrova nel Calibro 19-53 : l’azzeramento e l’inizio del conteggio della lancetta cronografica avvengono premendo un'unica volta il tasto.
Nel 1950 la Ditta Minerva produsse un telemetro meccanico per carte geografiche, preciso come un orologio, che dispone di un tasto di ritorno e di un congegno contagiri. Con un apparecchio del genere, si potevano misurare distanze sulle carte geografiche e sui piani anche lungo le curve. Una rotellina ruotava sul piano da misurare e riportava la propria rotazione attraverso un meccanismo ad una lancetta, la quale così indicava la distanza su una serie di scale tarate per le misure più comuni.
Nel 1940, Andrè Frey, nato nel 1913 e nipote di Jaques Pelot, uscito dalla Scuola di Ingegneria, entrò nella Manifattura, dopo una breve esperienza di quattro anni nella LIP di Besancon; nel 1960 entrò come socio nell’azienda Maurice Favre, genero di Haussener, nato nel 1910, che, dopo aver lavorato come tecnico meccanico presso Schaublin a Bevilard, resterà in Minerva fino al 1989. Negli anni successivi, la famiglia Frey sarà a capo dell’azienda fino all’anno 2000, con Jean-Jaques, figlio di Andrè. Negli anni 70 in cui gli orologi al quarzo quasi distrussero l'industria svizzera della fabbricazione di orologi il
numero di aziende svizzere scese o da 1618 di 1970 a appena 632 di 1984, Minerva sopravvisse a quei di giorni grazie ai propri cronografi meccanici, prodotti dal 1911 fino all'oggi, progettati per richieste professionali e di prima qualità., venduti solo con il marchio Minerva, che soffrirono molto di meno della concorrenza per l’arrivo del poco costoso quarzo. Si trattava, tipicamente, di un apprezzato e rinomato prodotto di nicchia.
L’ultimo calibro, 19-55 con contatore al 12 fu prodotto nel 1969. Fu l’ultimo segnatempo meccanico prodotto dalla Minerva.
Nel 1983, l'azienda ha celebrato il 125mo anniversario dalla fondazione con l'introduzione di un orologio elettronico, il MCT 125, che ha sostenuto e commemorato lo spirito e la tradizione degli orologiai manifatturieri delle ere precedenti.
Nel 1988, l'azienda ha prodotto il calibro “Schurze“ (grembiulino), una delle creazioni più interessanti, dal punto di vista estetico, nella storia di fabbricazione di orologi, dedicato alla libera Massoneria, con i simboli di questa società in luogo dei numeri.
Esso sarà seguito, nello stesso anno, dall’orologio più complesso mai fatto da Minerva.
Basato sul classico movimento del cronografo 13-20, l'azienda ha aggiunto un calendario analogico completo ed un indicatore “negativo” di fase della luna.
Una corona d'alloro (simbolo della dea romana di saggezza, Minerva) è stata incisa sulla lunetta in oro; è stata prodotto in serie limitata di 50 esemplari.
“Il Palladio” è stato introdotto in 1991, un meccanismo originale per la regolazione rapida di un secondo fuso orario su un cronografo automatico con un certificato del cronometro.
Negli anni 90, Frey tenta un ritorno e lancia una nuova gamma di orologi da polso ispirati ad alcuni modelli degli anni 40 e 50: il “Pitagora” è il modello di punta.
Secondo quanto riferito dal progettista, negli anni 40 e 50 nessuno poteva osservare il calibro chiuso nel fondello e quindi il desiderio fu solo quello di "dare in qualche modo un anima" al calibro.
Le prime versioni, fedeli ai loro predecessori, hanno una cassa di 34 mm di diametro e 5 differenti versioni di quadrante.
Grazie ad Internet, gli entusiasti scopriranno questa minuscola manifattura familiare di 9 persone capace di produrre a prezzi, tutto sommato, ragionevoli orologi di design classico ed elegante, con, e ciò che più conta, movimenti di manifattura. Il successo, molto relativo, poiché la produzione non hanno mai potuto superare gli 1.000 mostrare all'anno, fu entusiasmante. I modelli 34 mm saranno seguiti da 3 versioni con dimensioni maggiori: il grande Pythagore di 38 mm.
Il movimento è progettato da André Frey nel 1943, con il calibro Minerva 48, 10 o 11 ½ “’, con piccoli secondi ed il cal. 49 con secondi centrali.
Basi estetiche e matematiche sono state armoniosamente legate in occasione della sua costruzione. Le sue proporzioni ideali sono basate sulla "sezione aurea” con rapporto1,618..., la cui scoperta è attribuita a Pitagora da cui il nome dato da André Frey a questo modello. I ponti alle linee insolitamente diritte si oppongono gli uni agli altri ad angoli di 0°, 45 o 90°. Ne risulta una meccanica in armonia con la percezione estetica umana.
Le altre caratteristiche del calibro 48 sono: movimento meccanico a ricarica manuale 17 rubini con piccoli secondi, il diametro di 23,60 mm per un'altezza di 3,80 mm, i ponti con decorazione “cotes de Gieneve”, scappamento ad ancora, 18 000 A/h, bilanciere in glucydur, antichoc Incabloc, regolazione fine a collo di cigno, riserva di marcia di 45 h. Nel 1983 la ditta iniziò la venditavende un apparecchio elettronico (MCT 125), con il quale i vecchi orologi dei campanili e delle torri potevano essere sincronizzati attraverso il segnale radio dell’orologio atomico di Mainflingen. (DCF 77). Nel 1998, a 140 anni dalla fondazione, Minerva entrerà nel Libro “Guinnes” dei Primati per un cronografo meccanico da tasca al 1/100 di secondo, vale a dire a 360.000 A/h. o 50 Hz. Da osservare che gli altri cronografi meccanici funzionano con la frequenza che varia da 2,5 a 5 Hz.
Inoltre, nel 1990, Minerva ha prodotto un cronometro elettronico LCD (il Chronotech di Minerva), che si trova sul mercato in 10 modelli diversi.
La famiglia Frey resterà proprietaria della manifattura fino alla fine 2000; in quell’anno sarà venduta al finanziere italiano Emilio Gnutti che investì ingenti finanziamenti per modernizzare la manifattura, per installare, oltre agli apparati produttivi esistenti, altri ultra moderni ed assumere una ventina di persone supplementari sotto la guida di Beppe Menaldo, nuovo direttore, e di Demetrio Cabiddu, un orologiaio di grande reputazione.Nel 2003 verranno proposti quattro nuovi calibri, due solo-tempo e due cronografi, tutti a carica manuale:
- il calibro 62-00, di 24 mm di diametro, 162 parti rifinite a mano, rubini in castone d’oro, regolazione fine a collo di cigno, ore, minuti, piccoli secondi;
- il calibro 16-15, anch’esso solo tempo con piccoli secondi, di 38,4 mm di diametro, 158 piccole parti, rubini in castone d’oro di cui uno avvitato, regolazione a collo di cigno;
- il calibro 13-21, ispirato al leggendario calibro 13-20, costruito fintagli anni ’50, cronografo monopulsante ad ore 2, di 29,5 mm di diametro e 239 parti, 22 rubini, riserva di carica di 60 ore, frequenza di 18.000 alternanze orarie, bilanciere in Glucydur con 18 viti di equilibratura, spirale compensatrice con curva terminale Phillips, porta-pitone mobile e regolazione fine della racchetta, ponti e platina in maillechort.
Infine, il calibro 16-29 con diametro di 38.4mm e consiste di 252 parti rifinite a mano. Caratteristico ed unico il sistema Doppio Regolatore della spirale ed il nuovo profilo epicicloidale dei denti della ruota di rinvio che, permettendo un miglior ingranaggio con la ruota centrale del cronografo, evita il balzo della lancetta centrale al momento dell’attivazione.
Nel 2006 Minerva presenta con il Tourbillon Mystérieuse, con movimento, calibro Minerva 6560 a carica manuale, costituito da 280 elementi (28 sono i rubini).
Ponti e platina sono in maillechort, lega di rame, zinco e nichel con proprietà fisiche in grado di conferire estrema solidità ai meccanismi; il bilanciere, abbinato alla spirale con curva terminale Phillips, offre una risposta cronometrica di assoluta qualità, cui si accompagna la scelta delle 18.000 alternanze/ora, con l'autonomia di funzionamento di 100 ore.
Sviluppato in uno spazio di 38,40 millimetri di diametro per uno spessore di 9,70 millimetri, il calibro Minerva 6560 è curato nei minimi particolari: le superfici sono decorate a perlage, le parti d'acciaio sono lucidate a specchio e tutti gli elementi fissi sono sottoposti ad anglage, mentre i pignoni adottano perni conici e gli ingranaggi hanno i denti accuratamente lucidati.; i rubini sono a profilo bombato e foro olivato, una scelta che ottimizza il funzionamento degli organi mobili.
L’ esemplare che sfrutta il principio di Robert-Houdin, orologiaio che nell'800 introdusse le "pendules mystérieuses", in cui la trasmissione del moto dal movimento alle lancette, apparentemente sospese nell'aria, veniva effettuata mediante meccanismi e ingranaggi dentati dissimulati negli elementi decorativi della cassa.
Il Tourbillon Mystérieuse di Minerva ha il quadrante specchiato, posizionato a ore 6, sul quale sono collocati i due dischi dentati in vetro zaffiro, con superficie metallizzata e doppio trattamento antiriflesso, che riportano le lancette di ore e minuti disegnate in blu.
Il ruotismo che li aziona è celato nella parte destra del quadrante, sotto il ponte decorato che domina l'orologio: una posizione laterale che consente, quindi, di disporre di una modalità "misteriosa" di avanzamento delle lancette.
Moser & Cie.
Movado
Movado
La storia di Movado inizia nel 1881, quando un giovane costruttore alsaziano - Achille Ditesheim - avvia un primo laboratorio nel piccolo paese svizzero di La Chaux-de-Fonds. I sei artigiani di partenza, in quindici anni diventano più di ottanta. E la modesta bottega, all’inizio del nuovo secolo è una fabbrica attrezzata con linee alimentate a energia elettrica. Nel 1905 l’azienda assume il nome di Movado, che in esperanto significa “sempre in movimento”.
Le produzioni che seguono si fanno notare per il grande livello della tecnica costruttiva. Nel 1930 è tra le prime aziende a proporre un orologio digitale e negli anni subito successivi non si lascia sorprendere dall’avvento dei movimenti automatici da polso. Risale al ‘47 l’orologio Museum, quello che certamente può ritenersi il simbolo più eloquente dell’azienda. Venne disegnato da Nathan George Horwitt, un artista formato alla Bauhaus. Il suo quadrante stilizzato e privo di orpelli è universalmente riconosciuto come un’icona della modernità.
Un solo puntino, a ore 12, come simbolo del sole a mezzogiorno, la veste rigorosa e di assoluta purezza che ha fatto di Movado non solo una casa di grandi tradizioni orologiaie ma anche una delle poche – e soprattutto delle prime – capace di adottare i linguaggi moderni dell’arte e del design.
Questo stesso spirito, che lega tradizione e inventiva, resta ancora oggi un contrassegno dell’azienda, dopo oltre un secolo dalla sua fondazione, 100 brevetti e circa 200 tra premi e riconoscimenti. Nell’83 il gruppo americano fondato da Gerry Grinberg rileva l’azienda. A partire da quel momento, il dialogo con il mondo dell’arte diventa sistematico. Movado presenta orologi disegnati da Andy Warhol e Rosenquist, secondo una formula che si è rivelata molto efficace: in cinque anni, dal 1983 al 1987, Movado passa da 4 a 50 milioni di dollari di fatturato. E ancora oggi continua a crescere presentandosi al mercato attraverso un linguaggio che unisce design moderno e materiali innovativi.
N
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O
Omega
OMEGA
Il primo orologio con questo nome fu creato nel 1894 dalla società Louis Brandt e figli: il fondatore Louis Brandt, aveva esordito nel 1848 a La Chaux-de-Fonds con un laboratorio di montaggio di meccanismi. I figli ebbero l’intuizione di studiare da vicino i metodi di produzione di massa dell’industria americana degli orologi, e di semplificare i processi di produzione (il primo omega era composto di parti intercambiabili, ed aveva un calibro particolare). Il successo fu travolgente: nel 1900 l’azienda aveva già 800 operai ed una produzione di 250 mila orologi l’anno. Nel 1930, in collaborazione con la Tissot, fin dagli inizi del secolo
specializzata in orologi di lusso, fu avviata una diversificazione di linee e nasce una holding (la “Société Suisse pour l’Industrie horlogère”) di grandi dimensioni.
Gli orologi Omega, vincitori di innumerevoli premi, hanno avuto l’onore per ben 17 volte di essere i cronometri ufficiali dei Giochi Olimpici, da Berlino 1932 a Los Angeles 1984. Un Omega Speedmaster Professional era al polso dell’uomo della luna, nel 1969. Dal 1971 la marca fa parte, insieme ad altre 11 fra le quali Hamilton, Tissot, Lanco, Cortebert, del colosso ESTH.
Il 2019 ha segnato il cinquantesimo anniversario di uno degli eventi storici del ventesimo secolo, ovvero lo sbarco sulla Luna, avvenuto il 20 luglio del 1969 per merito della leggendaria missione spaziale americana Apollo XI.
In un contesto di così avanzata ricerca tecnologica, è sicuramente interessante soffermarsi su come uno strumento da sempre legato all’uso quotidiano ebbe anche in questo caso un ruolo cruciale: l’orologio. Risale al 1964 la prima richiesta della NASA di equipaggiare gli astronauti con un cronografo da polso, capace di garantire le precise misurazioni di tempo necessarie a calcolare diverse importanti variabili (tra cui il consumo di carburante a seconda della traiettoria di navigazione adottata). La richiesta fu rivolta a diverse manifatture, messe alla prova tramite test molto rigidi.
Gli orologi dovevano resistere a quindici sbalzi di temperatura in rapida successione da 93° a -18°, a sollecitazioni gravitazionali estreme, esposizione ad atmosfere corrosive con un tasso del 93% di umidità e del 100% di ossigeno, rumori fino a 130 decibel… Alla fine di questi estenuanti test, solo un orologio sopravvisse: l’Omega Speedmaster.
Il 21 luglio del 1969, alle ore 2:56 GMT, sei ore dopo l’allunaggio, Neil Armstrong fu il primo uomo a posare il proprio piede su un nuovo mondo, rendendo lo Speedmaster il primo orologio a essere indossato sulla Luna.
Nell’autunno dello stesso anno Omega, per celebrare questo storico traguardo, realizzò una serie limitata di soli 1.014 esemplari dell’iconica referenza Speedmaster 145.022-69, che per la prima volta venne realizzata in oro.
Di questi, i primi due pezzi vennero donati al Presidente americano Richard Nixon e al Vicepresidente Spiro Agnew, che per policy dovettero però rinunciare al dono e consegnarono i due orologi al Museo Omega. Altri 28 orologi vennero invece presentati ad astronauti e ad altri importanti membri del team NASA, durante una cena di Gala avvenuta a Houston il 25 novembre del 1969, ognuno dei quali ebbe inciso sul fondello il nome del rispettivo destinatario.
I restanti pezzi, personalizzati invece con la scritta The first watch worn on the Moon, vennero invece resi disponibili all’acquisto da parte del pubblico.
Oris
ORIS
La storia della Oris, comincia più di cento anni fa, quando nel 1904, Paul Cattin insieme al socio Georgers Christian, fondono nella città di Hölstein, la Oris Watch Factory.
Il nome Oris, deriva dall’omonimo fiume che scorre nei pressi della città svizzera che ha dato i natali alla fabbrica.
La nascita della Oris vede un organico composto da 24 operai che provengono dalla Lohner, una Maison ormai chiusa.
Nel 1906, nella città di Holderbank, apre il primo stabilimento di assemblaggio, a cui ne seguiranno altri 9 sparsi in tutta la Svizzera:
Hölstein (1904-1976)
Holderbank (1906)
Como (1908)
Courgenay (1917)
Herbetswil (1925-1978)
Ziefen (1925)
Bienne (1937-1979)
Già nel 1911, lo stabilimento di Hölstein, da lavoro a oltre 300 dipendenti, i quali trovano alloggio nei diversi condomini costruiti appositamente dalla più grande fabbrica di orologi della zona.
Nella metà degli anni 20, Oris conquista il mercato sudamericano e inglese, proponendo orologi di qualità superiore, grazie al nuovo stabilimento di Herbetswil, dedicato all’elettroplaccatura.
E’ il 1927, quando Georges Christian muore.
Prende il comando della Maison il cognato Oscar Herzog, che rimarrà CEO nei successivi 43 anni, ovvero fino al 1971.
Alla morte di Georges Christian, l’azienda diventerà pubblica.
Oris raggiunge l’indipendenza anche nel campo dei quadranti, aprendo uno stabilimento dedicato, nel 1937 a Bienne.
Nel 1944, Oris riceve il certificato di Legittimità dell’Ufficio Svizzero per il Controllo dei Metalli Preziosi, il quale garantisce la qualità della placcatura in oro, riconosciuta alla fabbrica in tutto il mondo.
Nel 1949, l’importanza di avere un orologio impermeabile, non passa inosservata.
Da questo momento, gli orologi Oris, presenteranno la scritta waterproof sui quadranti.
Nel 1952, nasce il calibro Oris 601, un movimento a carica automatica con la visualizzazione della riserva di carica.
Nei primi anni 60, la Oris conta più di 800 operai, posizionandosi nella classifica dei 10 produttori più grandi della Svizzera.
Nel 1966 la Oris presenta il nuovo calibro 645, un movimento meccanico a carica automatica con 25 rubini.
Nel 1968, la Maison riceve la più alta onorificienza per il calibro Oris 652.
Il certificato di “full Chronometer” rilasciato dall’”Observatoire Astronomique et Chronométrique" di Neuchatel” è la più alta onoreficenza che un calibro possa ricevere per la precisione.
Il 1970 è un periodo di svolta.
Le quote di maggioranza della Maison vengono acquisite dalla AUSAG Holding, oggi più conosciuta come Swatch Group, che posiziona Oris in una nicchia di mercato dedicata agli orologi economici.
Questa scelta si rivela presto del tutto sbagliata, portando una crisi tanto profonda da costringere Oris a chiudere diversi stabilimenti.
La salvezza arriva nel 1982, quando Rolf Portmann diventa presidente, grazie ad un gruppo d’investitori che acquista l’azienda.
Ulrich W. Herzog è il CEO di Oris.
Dopo aver lanciato nuove strategie che vedono la rinascita dell’orologeria meccanica, Oris lancia il nuovo movimento meccanico a carica automatica Oris 581, che vede come base-tempo un Eta 2824, con un aggiunta di un calendario completo e fasi Lunari.
Ancora oggi questo calibro è molto apprezzato dal pubblico e montato su diversi orologi tutt’ora in catalogo.
Nel 1996 Oris strige una partnership importante con il London Jazz Festival, che ancora oggi vede Oris come sponsor principale.
Grandi artisti del Jazz vengono celebrati ogni anno con serie limitate di orologi.
Nel 2001 Oris accompagna Polly Vacher nella sua impresa: la prima donna a circumnavigare il globo, in solitaria, a bordo di un aeroplano Piper Dakota.
Oris entra nella sponsorizzazione dei record mondiali.
Nel 2002 Oris entra nella Formula1 affiancandosi ad Allan McNish e alla sua Toyota prima e alla Williams BMW a partire dal 2003.
Nel 2004 Oris compie 100 anni.
Per festeggiare questo importante traguardo, Oris propone un set in edizione limitata a 1904 pezzi (l’anni di nascita della Maison), che comprende un “Atelier Worldtimer” in acciaio da polso e una sveglia a carica manuale con 8 giorni di carica.
Il nome del set sarà “Oris Centennial Set 1904 Limited Edition”.
Nel 2006 Oris affianca un nuovo nome: Carlos Coste.
I due nomi insieme segneranno un nuovo record mondiale, nel quale il free-diver venezuelano, arriverà ad una profondità di 140 metri in assetto variabile.
Nel 2008 una nuova sponsorizzazione: i Piloti della Blue Eagles Helicopter Display Team avranno al polso un Oris BC4.
Nel 2009 viene presentata una richiesta di brevetto per una ghiera girevole rivoluzionaria.
Si tratta dell’Iris Rotation Safety System.
Nel 2011 Oris apre la sua prima boutique monomarca ad Hong Kong, in Nathan Road a Kowloon.
P
Panerai
PANERAI
Una storia che è diventata leggenda.
Nel 1936 La Marina Italiana aveva la necessità di fornire agli incursori un orologio che fosse subacqueo ed anche molto ben leggibile in immersioni notturne.
Questa necessità fu comunicata alla Panerai che era un fornitore della Marina per attrezzature particolari e segrete.
La Panerai, progettò una cassa per orologio che fosse resistente e subacquea, cosa che molto probabilmente fu influenzata dall' impresa storica dell' attraversata della manica da parte della nuotatrice Mercedes Gleitze.
Per la sua costruzione si rivolsero alla Rolex, visto che erano concessionari della casa da molti anni ed avevano ottimi rapporti commerciali.Inizialmente furono sperimentate le casse che dettero risultati ottimi e per la leggibilità fu progettato un quadrante oggi denominato sanwich che si rivelò validissimo per la durata della luminosità in immersione ma i primi non avevano una grafica sufficientemente chiara per la lettura in immersione anche perchè i respiratori dell'epoca erano alimentati ad ossigeno e davano, durante immersioni prolungate, problemi di offuscamento della vista.
Fu costruito allora un quadrante con una grafica più chiara che fu quello definitivo.
Sicuramente per problemi di consegne sono stati consegnati ai Tedeschi anche orologi con il quadrante attualmente denominato California, ma sempre senza nessuna marca, anche per non dare la possibilità di essere identificati da parte del nemico.
Da notare che il quadrante Panerai era notevolmente più alto dei classici quadranti e pertanto richiedeva l'asse per il montaggio delle sfere più lungo del normale.
Per chiarire la paternità dell'orologio esiste anche una lettera della Rolex con data 11-1-1990 in risposta ad una lettera del 29-12-1989 in cui si faceva richiesta di informazioni per gli orologi Militari che loro avevano prodotto.
La lettera dice che non hanno mai prodotto orologi militari, l'unica eccezione, sono i Radiomir Panerai PRODOTTI dal nostro concessionario di Firenze per la marina Militare Italiana.
Detto orologio era stato appositamente ideato per gli equipaggi dei famosi incursori subacquei ed era di PROGETTAZIONE e FABBRICAZIONE della ditta sopra citata.Questa spiegazione spero che chiarisca tutte la paternità degli orologi PANERAI. (thanks to ferrettiwatches.it)
Il Logo OP rappresenta una stilizzazione delle lettere iniziali del nome Officine Panerai, ma non solo.
Sapete cosa vogliono dire quelle due frecce, una verso l’alto e una verso il basso?
E’ molto semplice e intuitivo. La Officine Panerai, dalle sue origini e fino ai giorni nostri, è sempre stata specializzata nella produzione di apparati subacquei e di apparati di ausilio all’atterraggio. I primi (orologi subacquei, bussole, profondimetri, sonde per sommergibili, congegni per mine subacquee, sistemi di navigazione e tanti altri) erano utilizzati sotto la superficie del mare.
I secondi (sistemi di appontaggio su navi con ponte di volo, sistemi di atterraggio su elisuperfici e sistemi di atterraggio portatili) erano utilizzati in superficie, ma per qualcuno che arrivava dal cielo.
Ed ecco quindi spiegato il significato delle due frecce: quella che va verso il basso indica i prodotti subacquei, quella che va verso l’alto indica i prodotti per chi arriva dal cielo.
Il Logo OP, la cui origine risale agli inizi degli anni ‘80, fu studiato da uno Studio di Architettura di Firenze e, nei primi bozzetti, aveva una forma tondeggiante. Esso, così pensato, non piacque all’ Ing.Dino Zei (CEO dal 1972 al 1999) il quale, in collaborazione con il responsabile dell’Ufficio Tecnico della Panerai stessa, ideò la versione definitiva sopra descritta con l’inserimento delle due frecce stilizzate.
Il Logo OP fu poi ceduto alla Cartier, allora gruppo Vendome, nel 1997 in seguito alla cessione del ramo aziendale orologi-torce-bussole e profondimetri, insieme al marchio Officine Panerai, ai brevetti, ai disegni e a tutto il magazzino orologi.
Dal 1997 la Officine Panerai di Firenze assunse da allora il nome di Panerai Sistemi Spa.
Nel 1999 la Panerai Sistemi Spa fu ceduta alla Calzoni di Bologna che ne assorbì tutte le attività industriali e produttive.Attualmente (2004) Panerai Sistemi è un marchio di Calzoni Srl, tuttora utilizzato per tutti i prodotti ex Panerai.
La Cartier, oggi gruppo Richemont, ha riutilizzato per la prima volta il Logo OP nell’edizione speciale per gli appassionati Panerai del modello Luminor Marina 44mm (PAM 195), sul quadrante e sul fondello, presentata a fine 2003 e, successivamente, sulle corone di carica dei nuovi modelli Radiomir 45mm 8 Days (PAM 190 e 197) e Black Seal (PAM 183), oltre a un’altra serie limitata dei modelli Luminor 44mm (PAM 000) e L. Marina 44mm (PAM 005), tutti presentati nel corso del 2004.
Patek Philippe
PATEK PHILIPPE
Il prestigioso nome della Patek Philippe suscita ovunque l’ammirazione entusiasta non solo dei collezionisti di orologi ma di quella schiera di appassionati che esige da un orologio l’alta qualità e la massima precisione.
Invero le creazioni d’orologeria fabbricate dalla Patek rappresentano il meglio di quanto si possa trovare in un orologio e illustrano nel modo migliore la storia di questi orologiai ginevrini.
Il nome di una ditta è inevitabilmente legato alla storia dei personaggi che l’hanno creata, tracciandone il corso fino a condizionarne gli ultimi eventi.
L’evoluzione dell’orologeria sarebbe più povera se non fossero esistiti due uomini di talento, dalle capacità e dalla personalità completamente differenti: Antoine Norbert de Patek e Adrien Philippe.
Il loro sodalizio artistico e la loro comune passione hanno dato vita a una ditta che oggi a buon diritto riteniamo unica al mondo per essere riuscita, in quasi 150 anni di storia, a mantenere l’arte dell’orologeria a un livello altissimo di qualità, bellezza e precisione tecnologica.
Antoine Norbert de Patek nacque il 12 giugno 1812 nel villaggio di Piaski, in provincia di Lublino. L’epoca della sua nascita e della sua giovinezza fu perturbata da agitazioni politiche che portarono gran confusione nel regno di Polonia.
Antoine Norbert Patek de Pradwdzic, che aveva partecipato in qualità di ufficiale di cavalleria alla ribellione che si protrasse per un anno dopo l’occupazione del palazzo del Belvedere a Varsavia, fu costretto, come tanti altri, ad emigrare e da ultimo si stabilì a Ginevra, che era già a quel tempo uno dei grandi centri dell’industria orologera.
Per qualche tempo Patek studiò pittura con il famoso paesaggista A. Calame, conosciuto a Parigi, ma contemporaneamente dedicava tutte le sue energie a quel ramo degli affari al quale poi consacrò tutta la sua vita:l’orologeria.
Cominciò a controllare di persona l’incassatura di movimenti di orologi di alta qualità in casse molto belle, che faceva fare appositamente.
Da qualche tempo Patek aveva allacciato relazioni amichevoli con un orologiaio di grande competenza, Francois Czapek, di origine cecoslovacca, naturalizzato polacco, nato in Boemia il 4 aprile 1811 a Senomitz.
Il 1 maggio 1839 Antoine de Patek fondò la ditta Patek, Czapek 6 Co. a Ginevra, sul lungolago quai des Bergues 29.
Con la collaborazione di una mezza dozzina di impiegati la piccola azienda riusciva, a produrre all’incirca duecento orologi da tasca all’anno. Nel 1843 Antoine Norbert de Patek fu naturalizzato ginevrino e, di conseguenza, ottenne la cittadinanza svizzera. La giovane ditta aveva già partecipato a una esposizione a Parigi, nel 1844, e fu durante questa manifestazione che Patek intese parlare per la prima volta di Jean Adrien Philippe. Questi era riuscito a costruire un orologio molto piatto che poteva essere caricato e messo all’ora per mezzo di una corona sul pendente invece che con una chiavetta.
Patek fu affascinato da questa innovazione e offrì a Jean A. Philippe il posto di direttore tecnico nella ditta ginevrina, dopo la scadenza del contratto di Czapek, con il quale erano già sorti dissapori principalmente dovuti alle assenze prolungate di Czapek che viaggiava in Polonia e Cecoslovacchia, e che portarono allo scioglimento della loro società nel corso dell’anno 1845.
Nello stesso anno, il 1 maggio 1845, avendo Philippe accettato l’offerta di Patek, venne fondata la Casa Patek & Co. con sede a Ginevra, al Quai des Bergues numero 15. I soci di Norbert de Patek furono J. Adrien Philippe e Vincent Gostkowski.
Jean Adrien Philippe era nato nel 1815 nel piccolo villaggio di la bazoche-Gouet, situato circa 90 km da Parigi. Anche suo padre era orologiaio di grandi ambizioni e l’apprendistato di Adrien Philippe si svolse naturalmente presso di lui, ma a 18 anni, stimando insufficiente l’insegnamento paterno, decise di andare a perfezionare la sua arte presso altri maestri in Francia e Inghilterra.
In seguito Philippe aprì una piccola fabbrica di orologi da tasca a Versailles insieme a un altro giovane orologiaio, di cui non si conosce il nome, e cominciò a produrre all’incirca 150 orologi da tasca all’anno. Fu proprio in quel periodo che inventò la corona che dava la carica.
L’ingegnosità di J. A. Philippe era tanto grande che alla Patek si cominciarono a utilizzare numerosissime macchine tutte ideate e costruite da lui stesso per la loro produzione.
Questo sistema di fabbricazione fu mantenuto anche dopo la fondazione della Patek Philippe & Co., il 1 gennaio 1851, costituita dagli stessi soci.
Pur continuando a svolgere i suoi compiti produttivi nell’impresa, Adrien Philippe dedicava parte del suo tempo a scrivere. La sua opera principale sugli orologi da tasca con carica al pendente fu pubblicata a Ginevra e a Parigi nel 1863. Collaborò anche attivamente al “journal de Genève” come giornalista esperto per tutte le questioni che riguardavano gli orologi da tasca. In questo modo, mentre A. Philippe era responsabile della direzione tecnica dell’azienda, della costruzione e produzione di orologi, Antoine Norbert de Patek, che era dotato di grande abilità commerciale e di grande lungimiranza negli affari, poteva concentrarsi nello studio del mercato dell’orologio. La crisi economica sopravvenuta dopo il 1845 lo spinse a compiere viaggi prolungati non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti d’America, dove seppe fare un’abile politica di promozione per le creazioni della casa.
In alcune sue lettere inviate alla sede di Ginevra sono descritti i disagi, le fatiche e anche i pericoli che dovette affrontare nei lunghi viaggi.
Papa Pio IX accordò a Antoine Norbert de Patek il titolo onorario di Conte, Per i suoi servizi di cattolico fervente e attivo.
A. Norbert De Patek morì il 1 marzo 1877 e fu sepolto nel cimitero di Chatelaine a Ginevra.
A. Philippe gli sopravvisse 17 anni. Nel 1890 gli fu concessa, in Francia, per leali servizi, la croce della Legion d’onore. Profondamente addolorato per la morte della moglie, avvenuta nel 1892, morì pochi anni dopo nel 1894. La tomba di famiglia si trova al cimitero St. Georges a Ginevra.
Il terzo socio della Patek Philippe 6 Co. era un uomo di legge, Vincent Gostkoswki. Nato a Grzymki in Polonia, il 29 marzo 1807 era arrivato a Ginevra come Patek, da emigrato. Fu il primo della generazione dei fondatori a lasciare Patek Philippe & Co. il 21 gennaio 1876. Morì a Ginevra il 29 agosto 1884.
Dopo la partenza di V. Gostkoswki nel 1876, divennero soci della compagnia tre impiegati: i ginevrini Albert Cingria, Gabriel Marie Rouge e il tedesco Edouard Kohn, nato nel 1839, figlio dell’orologiaio della corte di Sassonia. Arrivato a Ginevra all’età di vent’anni, fece quattro anni di studio alla scuola di orologeria prima di entrare a far parte della casa Patek Philippe. Cinque anni dopo, Edouard kohn acquistò il commercio del famoso orologiaio svedese Ekegren e in seguito a questo si ritirò dalla ditta Patek Philippe. Morì nel 1908.
Il 1° febbraio 1901 la casa Patek Philippe riuscì a ottenere un finanziamento di 1.6 milioni di franchi svizzeri e divenne una sociètà per azioni, con il nome “Antica manifattura d’orologi Patek Philippe & Cie, S. A.”
Nel 1929, in seguito alla crisi economica e conseguente flessione delle vendite di orologi di marca, si dovette cercare un compratore solvibile per riacquistare la maggioranza delle azioni.
Jacques David LeCoultre, fabbricante di “ebauches” a Sentier nella valle di Joux, già fornitore di Patek Philippe, aveva fatto una proposta che inizialmente venne presa in esame, ma finì per essere rifiutata.
La Società fu poi ripresa dai fratelli Charles e Jean Stern, che erano già da tempo in strette relazioni di affari con la Patek Philippe, in quanto proprietari della “Fabbrica di quadranti Fratelli Stern” e loro fornitori esclusivi
Una delle prime decisioni importanti presa dal nuovo direttore generale fu quella di ricominciare la produzione delle loro proprie “ebauches”.
Sotto la direzione di Pfister le sorti della casa si risollevarono e vennero anche trovati nuovi clienti con solidi capitali.
Nel 1934 Henri Stern, nato il 25 maggio 1911, figlio di Charles Stern Senior, assunse la responsabilità della distribuzione sul mercato americano, tramite la fondazione “Henri Stern Watch Agency” New York.
Nel 1958 sostituì Jean Pfister in qualità di Presidente e Direttore Amministrativo della società consorella di Ginevra.
Il Vice-Presidente e direttore amministrativo della Patek Philippe è oggi Philippe Stern, nato il 10 novembre 1938, che da uomo energico e accorto, dirige la casa con grande abilità.
Rappresenta in questo modo la terza generazione della famiglia Stern che regge le sorti della Patek Philippe.
Paul Picot
PAUL PICOT
Nata come Maison dedicata alla gioielleria fin dagli anni 20, la Picot viene rilevata da Mario Boiocchi e il fratello Roberto, dallo zio Enrico, ereditando il nome di un famoso collezionista che aveva contribuito a realizzare il Marchio.
Nel 1974 nasce Paul Picot.
In quegli anni, l'elettronica e il design futuristico, ne facevano padrone nel panorama orologiero.La famiglia Boiocchi decise invece di mantenere uno stile classico, dove la meccanica doveva essere un elemento distintivo della Maison.
Infatti in quegli anni la tendenza era tutt'altro che orientata sulla meccanica classica.
La Maison invece si affacciò al mercato con orologi dai materiali preziosi e dalle meccaniche complicate, facendosi conoscere da subito da amanti e collezionisti.
Ma fu negli anni 80 che Paul Picot segnò il suo ingresso ufficiale nel mondo dell'orologeria con il modello Mediterranée.
Un orologio sportivo con cassa di forma, dove la lunetta fissata da piccole viti incorniciava un vetro rotondo.
In pochi anni ne furono venduti più di 10 mila esemplari.
Dalla metà degli anni 80, il Marchio si affianca all'immagine vincente degli Off-Shore, motoscafi da corsa con cui il marchio si fece conoscere in tutto il mondo e con i quali rimase fino al 1993.
Nel 1987 nasce la collezione che diventerà un best seller per il Marchio: il Plongeur N.1, un subacqueo che resiste fino alla pressione di 300 metri.
Da qui la Maison intraprese la difficile strada degli orologi sportivi, dando alla luce a linee come il "Le Chronographe", gli "U-Boot" e i "Telemeter".
Gli anni 90 segnano un grande passo per Paul Picot, che inaugura una nuova fabbrica in Svizzera a Le Noirmont, nel Giura Svizzero, ex fabbrica di orologi Pronto, dando il via ad una distribuzione a livello mondiale della collezione di ultrapiatti Atelier.
Nel 1991 Paul Picot vince il premio "orologio dell'anno con "Le Chronographe".
Da questo momento Paul Picot si concentrerà su orologi complicati, creando un esclusiva mondiale con il Paul Picot Technicum, il primo orologio che offre un cronografo rattrappante con riserva di carica e doppia data con certificazione di cronometro del COSC.
Presto si affiancheranno altre complicazioni come la ripetizione minuti per la collezione Atelier.
Nel 1997 nasce il Chrono Sport Racing, l'unico orologio a poter sfruttare il Marchio dell'Autodromo di Monza, in occasione del 75° anniversario.
Nel 2005 nasce il Technograph, un innovativo cronografo che offre una particolare visione delle informazioni, tramite 2 quadranti sovrapposti.
Nel 2007 la linea Atelier, riceve un restyling che ha richiesto 2 anni di lavoro, ma che ha ricevuto apprezzamenti in 36 paesi, in particolare Italia e Medio Oriente, aumentando le dimensioni fino a 42 mm. e introducendo modelli dotati di affissione a regolatore, Tourbillon e scheletrati.
Da sempre l'azienda BRM, che fa capo a Paul Picot e Levrette, è a conduzione famigliare, dove Entrico e Franco Boiocchi, sono rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato.
Piaget
PIAGET
Tipica azienda familiare giunta ormai alla quarta generazione, fu fondata nel 1874 da Georges Piaget a La Cote-aux-Fées, un villaggio nelle montagne del Giura, regione di grande importanza nella tradizione religiosa e culturale svizzera, e uno dei centri dei maestri orafi. I primi locali della ditta, che inizialmente fabbricava pezzi singoli, poi meccanismi più complessi, sorgevano nella ex sede di una cappella evangelica. In seguito la Piaget si è affermata per una produzione di altissimo livello, molto limitata e realizzata tutta all’interno dell’azienda, quindi con assoluto controllo della qualità. I modelli della collezione sono circa 1200, per la maggior parte di alta gioielleria. Fin dagli anni 50 i Piaget sono famosi per gli orologi extrapiatti8hanno realizzato l’orologio da donna più sottile del mondo) e per i quadranti in pietre preziose e semipreziose. Su ordinazione hanno realizzato qualche anno fa Phebus, un orologio con incastonati 269 diamanti, fra i quali uno azzurro che da solo vale più di due miliardi.
Q
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R
Rado
La società è di proprietà dello Swatch Group, ma Rado mantiene la sua sede a Lengnau in Svizzera, dove nacque. La storia della Rado è abbastanza recente, nata nel 1957 ad opera di Paul Luthi che assunse il controllo di una società, la Schlup e Co.
La Schlup e Co. Fu fondata nel 1917 da tre fratelli, Fritz, Ernst e Werner Schlup, a Lengnau e visse fino al 1948.
Luthi arrivò alla Schlup e Co. nel 1947 all'età di 28 anni e scalò in fretta i vertici aziendali, grazie anche al fatto che sposò una delle sorelle Schlup. Prese gradualmente il controllo manageriale della ditta dai primi anni '50 fino al 1957 quando cambiò il nome in Rado così come lo conosciamo oggi, con un passaggio nel 1954, quando Luthi la chiamò Exacto.
Dovette cambiare presto il nome però perché l'Harman Watch Co., di New York era già detentrice del marchio scelto da Luthi.
I primi orologi Rado erano molto normali, simili a molti in produzione in quegli anni.
Il primo modello ad avere un nome specifico era lo Starliner.
Per i primi cinque anni, dal 1957 al 1962, Rado riscosse in modesto successo in Sud America e nell'Estremo Oriente.
Nacque per una passione per i cavalli da parte di Luthi la leggendaria serie "Horse".
Il Green Horse era il primo nato nel 1958, seguito dai Golden, dai Silver, i Purple.
Questi Rado "Horse" erano certificati per sopportare una pressione di 12 atmosfere o 120 metri di profondità.
Nello stesso periodo nacque anche la serie "Gazelle", giocando sul simbolismo della gazzella come segno di velocità che in alcune culture è un simbolo di una nuova sfida.
Per le forze armate tedesche fu prodotto il famoso modello "Armed Forces Work" chiamato anche Wehrmachtswerk.
Intorno alla fine degli anni 50, Luthi decide di adottare su tutti i suoi modelli movimenti automatici.
Tuttavia non era ancora soddisfatto della modernità dei suoi orologi e nel 1962 grazie al suo tecnico progettista Marc Lederrey nacque un prodotto che doveva a tutti i costi essere inscalfibile.L'orologio che fu presentato fu chiamato DiaStar da Diamante e Stella perché Luthi immaginò che fosse destinato a diventare una stella dell’orologeria mondiale.
Fu utilizzato nella sua costruzione il carburo di tungsteno, un materiale sinterizzato ad altissima pressione che rese l’orologio indistruttibile e durissimo e come volle il creatore indenne da graffi.
Il DiaStar è degno di nota per numerose ragioni. È diventato il modello più venduto della storia della Rado ed è presente ancora oggi.
La Rado si affermò con grande successo in America, venne così presentata nel 1966 la linea "Manhattan", era un orologio rettangolare, che ricordava il design dei grattacieli della famosissima città.
Nel 1967, Rado ha introdotto il Captain Cook, un orologio sportivo tuttofare e subacqueo anche in versione femminile, un modello in particolare fu prodotto in tonalità arancione per competere con l’affermatissimo Doxa SUB 300T del 967.
Nel 1968, Rado entrò a far parte del Consorzio ASUAG mantenendo però una certa autonomia come marchio distinto.
Nei primi anni '70, Rado fece uscire sul mercato quello che probabilmente sia l’orologio più insolito, il Planning dotato di un anello supplementare rotante contenente un calendario perpetuo.
Nel 1972, Rado ha introdotto il DiaStar 24 ES, basato sul movimento Bulova Accutron.
Un’altra grande innovazione fu nel 1989 quando Rado introdusse sul mercato un orologio costruito con un materiale innovativo almeno come il carburo di tungsteno, la ceramica.
Il Ceramic DiaStar nel 1989 no è stato che il precursore di una linea di grandissimo successo.
Il Ceramic era caratterizzato dalla cassa integrata nel bracciale interamente in ceramica nera lucida, molto sottile assomigliando ad un braccialetto di vetro nero lucido, cosa che gli donava un enorme fascino nel mondo femminile.
Il DiaStar Anatom del 1987 era anatomicamente modellato per adattarsi alla curvatura del polso, il la Coupole del 1988 con cristallo zaffiro bombato che si estende fino ai due lati, il Carpe Diem degli anni '90 erano prestigiose rivisitazioni del modello originale.
Rolex
ROLEX
Cosa possono avere in comune Fidel castro e Chris Evert, Reinhold Messner e Placido Domingo. Un orologio Rolex. Gente famosa che porta al polso questa marca si trova perfino nella Cina comunista.
La Rolex nasce a Londra nel 1905 per mano del venticinquenne tedesco Hans Wilsdorf e del fratellastro Alfred Devis.
La neonata azienda, venne fondata col nome Wilsdorf & Davis, e solo in un secondo momento prese il nome di Rolex Watch Company.
La parola Rolex, non è altro che un insieme delle parole francesi "horlogierie exquise" (orologeria squisita), un nome facile da pronunciare e da ricordare.
Da qui, la parola Rolex.
Il Marchio viene registrato a La Chaux-De-Fonds, in Svizzera, nel 1908.
In principio, l'Azienda si occupava dell'importazione in Inghilterra movimenti di produzione Svizzera dell'orologiaio Heramnn Aegler, che divenne socio in un secondo momento.
Gli orologi assemblati portavano la firma di Denninson per la fabbricazione delle casse e che venivano personalizzati da numerosi gioiellieri.
Nel 1912, la Rolex si sposta in Inghilterra, dove Wilsdorf avrebbe voluto rpodurre orologi più economici, ma le tasse sull'importazione, davano problemi.
Così decise di spostarsi ancora a Ginevra, dove il 15 novembre del 1915, nasce ufficialmente la Rolex S.A. che verrà spostata ancora a Bienne.
La scelta della Svizzera non fu casuale.
Durante la prima guerra mondiale, le origini tedesche di Wilsdorf, potevano dare non pochi problemi all'azienda.
Il simbolo dell'azienda, la corona a 5 punte, viene introdotta nel 1925.
La Rolex, ancora oggi, è una società a "conduzione famigliare".
Per contratto, la società fondata da Wilsdorf e Aegler non può essere immessa nel circuito azionario, e mantiene tutt'oggi le tradizioni tramandate dai suoi fondatori.
Il 1910, Rolex produce il primo movimento da polso, che riceverà il primo certificato di cronometro per modelli destinati a questo uso, dalla scuola di orologeria di Bienne (poi Boureaux Suisse de Controle Officiel de la Marche des Montres - COSC).
Il 1926 vede uno storico brevetto affacciarsi in Casa. E' il momento del' Oyster (ostrica).
Il testimonial per questo straordinario prodotto è Mercedes Gleitze, che porterà al successo l'Oyster, attraversando la manica a nuoto con l'orologio al polso.
Nel 1931 nasce il primo orologio a carica automatica. E' la volta del Perpetual.
Sei anni più tardi, arrivano i Precision, orologi impermeabili a carica manuale.
Bisogna aspettare il 1945 per il Date Just, il primo orologio a carica manuale a fregiarsi della certificazione di cronometro con data.
1950. Nasce il Turn-o-Graph, impermeabile fino a 100 metri.
Quattro anni dopo, nascono il GMT Master e il Milgauss.
Il 1953 è la volta di un icona di Casa Rolex: il primo Submariner con referenza 6204.Il 1961 vede la nascita di una seconda icona, non meno importante del Submariner.
Nasce il Seadweller, un orologio capace di sopportare gli abissi fino a 610 metri.
Nel 65 appare per la prima volta la scritta Daytona sul quadrante del cronografo che diventerà uno degli orologi più desiderati.
Hans Wilsdorf muore nel 1960, lasciando l'azienda nelle mani esperte di André J. Heinger, col figlio Patrick, che la dirigerà dal 1992.
S
Solvil et Titus
SOLVIL E TITUS
La Titus, è stata fondata da Paul Ditisheim, discendente della celebre famiglia Ditisheim, nella piccola cerchia di famiglie industriali che ha trainato l'industria dell'orologeria svizzera.
I suoi studi sono cominciati presso la scuola di orologeria di La Chaux de Fonds, storiasede in cui nasce l'orologeria, ed ha conseguito il diploma all'età di 13 anni.
Da allora è stato preso sotto l'ala di diversi produttori di orologi quale la Vulcain fino al 1892, quando ha fondato un suo marchio: Solvil (dove i suoi prodotti erano spesso firmati dallo stesso Paul Ditisheim) e Titus (dove i prodotti erano marchiati separatamente).
La fabbricazione dei suoi orologi, ha segnato lo sviluppo nelle generazioni moderne di cronografi, migliorandoli grandiosamente, grazie agli studi sulla pressione atmosferica ed i campi magnetici.
E' sua l'invenzione ad esempio della macchina che attacca i francobolli del 1850, ignorata per decenni e tutt'ora in uso.
Ma è grazie alle sue invenzioni applicate alla cronometria che si avrà nel 1903, uno dei cronometri più precisi mai realizzati, premiato anche nei concorsi Kew e Neuchatel Observatories.
Nel 1912 vince all'osservatorio del Kew Royal Observatory come cronometro più preciso al mondo, guadagnandosi un lavoro con il fisico premio Nobel Charles.Edouard Guillaume, guadagnassi la fama di padre della cronometria moderna.
Secondo il Prof. M. Andrade del' Osservatorio Astronomico di Besancon,i Solvil & Titus Ditisheim, "rappresentano il progresso più importante dei tempi moderni".
Nel 1930, Paul Ditisheim, consegna i marchi Solvil Titus e Paul Ditisheim, al ricco imprenditore svizzero e capitano dell'industria Paul Bernard Vogel.
Vogel, erede di una prestigiosa famiglia industriale, e sposo dell'ereditiera della famiglia Eberhard, è stato anche un prominente membro d'elitre dell'orologeria svizzera.
Vogel trasferisce la sede a Ginevra, dove inizie l'espansione del Marchio.
Presidente del Salon Montres et Bijoux, la più prestigiosa associazione svizzera di produttori di orologi e gioielli, Vogel è uno dei membri più in vista dell'alta società di Ginevra ed approfittando della sua posizione, promuove agli eventi, le collezioni della sua azienda.
Dal 1950, Vogel, preso atto del cambiamento dei consumatori, divide i due marchi.
Da un lato, la società ha mantenuto la produzione di orologi di lusso per cui era famosa.
D'altra parte, ha iniziato la produzione a basso costo di orologi dedicati ai mercati emergenti di consumo di massa.
Grazie a questo nuovo orientamento, Solvil et Titus sono state determinanti nello sviluppo di orologi meccanici ed elettronici.
Nel 1968, Vogel ha preso il comando della neonata Société des Gardes-Temps SA, un conglomerato di produttori a basso costo, diventato poi il terzo maggior produttore orologiero al mondo dell'epoca e aveva una vera dimensione internazionale (ha acquisito l'americana Waltham Watch Company e firmato un accordo di licenza nel 1973 con Elgin Watch, divenuta poi la più grande società d'investimento nel campo.
Vogel ha previsto la necessità di ampliare il mercato degli orologi e di creare un sistema internazionale di distribuzione, così decide di ampliare le attività della Solvil e della Titus all'estero.
Nel 1970, Paul Bernard Vogel manda suo figlio Paul a espandere i marchi in Asia.
Con una sede anche ad Hong Kong, Solvil & Titus diventa uno dei marchi più importanti in Asia Orientale.
L'azienda, attualmente con sede a Hong Kong, ha mantenuto il suo nome e continua la sua crescita come uno dei marchi preferiti in Asia, in particolare grazie alle sue famose campagne pubblicitarie interpretate dalle superstar Dave Wang Chieh, Chow Yun Fat e Andy Lau e il calciatore di fama mondiale Ryan Giggs, che sono diventati classici del settore della pubblicità di Hong Kong.
T
Tag Heuer
TAG HEUR
Nel 1887 Heuer brevetta un pignone oscillante, ancora oggi utilizzato da orologiai importanti per cronografi meccanici.
Nel 2010 il Carrera 1887 vince il premio Petite Aiguille ("la manina" per orologi che costano meno di CHF 5, 000) presso il Grand Prix d'Horlogerie de Genève.
La TAG Heuer affonda le sue radici nel 1860, quando Edouard Heuer fonda Uhrenmanufaktur Heuer AG a St-Imier in Svizzera, brevettando il suo primo cronografo nel 1882.
Nel 1911, Heuer ha depositato un brevetto per il "Time of Trip", il primo cronografo da cruscotto per auto.
Progettato per l'uso su automobili e aerei, le due grandi sfere montate centralmente, indicano l'ora del giorno, come in un orologio tradizionale.
Un paio di piccole sfere, montati nella parte superiore del quadrante (a ore 12) indicano la durata del viaggio (fino a 12 ore).
Una corona montata in alto, permette all'utente di impostare l'ora, mentre un pulsante montato coassialmente alla corona, gestisce le funzioni di start/stop/reset del contatore che misura la "durata del viaggio".
Heuer introduce il suo primo cronografo da polso nel 1914.
La corona era alla posizione alle ore 12, in quanto i primi cronografi da polso, erano cronografi da tasca adattati.
Nel 1916, Heuer introduce il "Micrograph", il primo cronografo preciso a 1 / 100 di secondo.
Questo modello è stato presto seguito dal "Semikrograph", un cronometro che ha offerto la misurazione di 1 / 50 di secondo, così come la funzione di "split Second" o " rattrappante" (che permette all'utente di determinare l'intervallo tra due contendenti o eventi).
Nel 1933, Heuer introduce l' "Autavia", un timer da cruscotto usato per automobili e aerei (da cui il nome che deriva da "Auto" e "aviation").Il compagno "Hervue" era un orologio che poteva funzionare per otto giorni senza essere ricaricato.
Nel periodo dal 1935 fino ai primi anni 40, Heuer fabbrica per i piloti della forza aerea tedesca, una linea di cronografi conosciuta come "Flieger" (piloti).
Questa versione è caratterizzata da un fondello a cerniera e un pulsante (start / stop / reset), mentre la versione più recente ha ricevuto un fondello a scatto e gli è stato aggiunto un secondo un pulsante (per il reset).
Tutti questi cronografi Flieger hanno due contatori, con una capacità di 30 minuti.
A metà degli anni 40, Heuer amplia la propria linea di cronografi con l'introduzione di due modelli a due o tre contatori, così come un di cronografo a tre contatori che comprendeva la funzione di calendario completo (giorno / data / mese).
Come i cronografi Heuer più prestigiosi, anche questo cronografo "triplo calendario" è stato offerto in acciaio inox, in oro 14 carati in oro 18 e 22 carati.
I colori erano quadrante bianco, nero o rame.
Nei primi anni 1950, Heuer ha prodotto orologi per il mercato americano Abercrombie & Fitch.
Il "Seafarer" e "Auto-Graph" erano gli unici cronografi prodotti da Heuer per essere venduti da Abercrombie & Fitch. Il "Seafarer" ha avuto quadranti con particolari blu, verde e giallo, che mostravano le maree.
Questa complicazione poteva essere utilizzata anche per monitorare le fasi della luna.
Il "Seafarer" è stato prodotto per il mercato europeo, anche col marchio Heuer col nome di "Mareograph".
L' "Auto-Graph" invece è stato prodotto nel 1953 e 1954, ed era caratterizzato da una scala tachimetrica sul quadrante e una sfera che poteva essere predisposta per un punto specifico sulla scala.
Questo ha permetteva ad un pilota di rally o ad un navigatore di determinare se la macchina raggiungeva il ritmo desiderato,sulla distanza di un miglio.
Si legge anche in giro, che questa sfera poteva essere usata anche per il conteggio dei punti nelle partite di Golf.
Dal 1911, Heuer fabbrica orologi da montare sul cruscotto delle automobili, aerei e barche.
Questi orologi e timer, includevano una varietà di modelli, progettati per soddisfare esigenze specifiche di piloti e rallysti.
Nel 1958, Heuer ha introdotto una nuova linea di orologi da cruscotto, tra cui il Master Time (8 giorni di carica), il Monte Carlo (cronografo a 12 ore), il Super Autavia (cronografo completo), Sebring (contatore a 60 minuti e split- second) e Auto-Rallye (cronografo a 60 minuti).
Heuer continua a produrre questi orologi da cruscotto fino al 1980, momento in cui sono stati sospesi.
Heuer ha anche introdotto i dispositivi di temporizzazione per gare di sci e motori, tra cui la Formula Uno.
Dal 1950 al 1970, gli Heuer spopolavano tra i piloti di automobili, professionisti e dilettanti.
Heuer è stato uno dei principali produttori di cronometri e di attrezzature per la misurazione dei tempi, in base al volume delle sue vendite, per cui era naturale che i corridori, i loro equipaggi e gli sponsor degli eventi, hanno cominciato a indossare cronografi Heuer.
Le versioni speciali di cronografi Heuer sono stati prodotti con loghi di Indianapolis Motor Speedway, così come i nomi o loghi di scuderie e sponsor (per esempio, Shelby Cobra, MG e Candele Champion).
Nel 1962, Heuer è diventato il primo produttore di orologi svizzero nello spazio.
John Glenn indossava un cronografo Heuer quando ha pilotato la navicella Mercury Atlas 6, il primo volo spaziale americano con equipaggio ad orbitare intorno alla terra.
Questo cronografo è stato l'orologio di rispetto per la missione, ed è stato avviato manualmente da Glenn 20 secondi dall'inizio del volo.
L'orologio è attualmente in mostra presso il San Diego Air and Space Museum.
Il cronografo Autavia è stato introdotto nel 1962 ed era caratterizzato da una lunetta girevole, e segnava in entrambi i modelli prodotti ore, minuti, minuti decimali (1/100th incrementi di un minuto) o con una scala tachimetrica.
Tutti gli Autavia dal 1960 sono stati manuali con quadrante nero e contatori bianchi.
I primi esemplari erano dotati di casse a vite e in seguito (da e dopo il 1968) il fondello a scatto.
Il cronografo Carrera, progettato da Jack Heuer, è stato introdotto nel 1963.
Il Carrera esordì con un design molto semplice, con solo i contatori applicati sul quadrante.
La lunetta fissa interna è divisa da indici di 1 / 5 secondo.
I Carrera del 1960 erano disponibili con una varietà di quadranti tutti in bianco o completamente neri, contatori bianchii su quadrante nero, nero e contatori su quadrante nero.
Una tre-contatori con triplo calendario della linea Carrera, è stato introdotto intorno al 1968.
La maggior parte dei cronografi Heuer di questo periodo, tra cui l' Autavia e il Carrera, utilizzavano movimenti prodotti dalla Valjoux, tra cui il movimento Valjoux 72 (un cronografo 12-ore) e il Valjoux 92 (un cronografo da 30 o 45 minuti) .
Il movimento Valjoux 72 utilizzava la disposizione 'tri-Compax', ovvero con tre quadranti supplementari per le ore crono (in basso), uno per i minuti crono (a destra), e uno per i secondi continui (a sinistra).
La lancetta dei secondi crono è montata sul pignone centrale, insieme alle sfere di ore e minuti.
Heuer acquista il marchio "Leonidas" nel 1960, combinando una strategia di marketing aziendale sotto il nome "Heuer Leonidas".
Uno dei disegni che Heuer acquista da Leonidas era il "Bundeswehr", un cronografo utilizzato dalle forze aeree tedesche.
Questo presentava la funzione "BWs", ovvero con funzione 'fly-back' che dava la possibilità di far partire una nuova misurazione, saltando la sequenza di stop e azzeramento, con la semplice pressione del pulsante di azzeramento.
Verso la metà degli anni 1960, Heuer faceva parte di una partnership (con Breitling e Hamilton), che aveva come obiettivo l'introduzione del primo cronografo automatico al mondo.
Seiko e Zenith erano le 2 case che concorrevano a questo primato.
Questi progetti venivano condotti in gran segreto, in quanto nessuno dei concorrenti avrebbe voluto che le altre società fossero a conoscenza dei loro sforzi.
Molti sono d'accordo sul fatto che fu la ioni venture tra Heuer e Breitling a presentare per la prima la nuova linea di cronografi automatici per il mercato mondiale, con una sontuosa conferenza stampa a Ginevra e New York, il 3 marzo 1969, per mostrare le loro nuove linee di cronografi.
I primi cronografi Heuer automatici, furono l'Autavia, il Carrera e il Monaco.
Questi sono stati dotati del Cal. 11 e 12 (cronografo 12 ore), il Cal. 14 (cronografo 12-ore con sfera per l'indicazione GMT ) e il Cal. 15 (cronografo 30-minuti).
Insolitamente, la corona di carica era posizionata a sinistra, con i pulsanti crono sulla destra.
I primi Cal. 11 (del 1969) sono stati nominati "Chrono-Matic".
Nei primi anni 1970, Heuer ha ampliato la propria linea di cronografi automatici per includere il Daytona, il Montreal, il Silverstone, il Calculator, il Monza e il Jarama, tutti alimentati dal Calibro 11.
Molti dei cronografi Heuer alimentati dal Calibro 11, sono associati alle corse automobilistiche o a piloti.
Steve McQueen indossava un Monaco blu nel film Le Mans del 1971 (questo modello è ormai conosciuto come "Monaco Steve McQueen") e il pilota svizzero di Formula Uno Jo Siffert che indossava abitualmente un Autavia bianco con contatori neri.
Nel 1974, debutta una versione speciale del' Autavia che veniva offerto dal' azienda produttrice di sigarette Viceré, in una speciale promozione a 88 Dollari.
Il Pilota Parnelli Jones, entra nella pubblicità delle sigarette, e da li a poco, il modello Autavia indossato dal campione, fu soprannominato inevitabilmente, Autavia Vicerè
Nel 1975,viene introdotto il CHRONOSPLIT Heuer, un cronografo digitale con doppio LED e display LCD. Le versioni successive presenteranno due display LCD.
Heuer ha iniziato ad usare il movimento Valjoux 7750 nei suoi cronografi automatici, con i modelli Kentucky e Pasadena (introdotti nel 1977).Il movimento Valjoux 7750 è un cronografo a tre (con secondi, minuti e ore), che offre anche giorno e data.
A metà degli anni 1970, Heuer ha introdotto una serie di cronografi alimentati dal movimento Lemania 5100.
Il 5100 ha la lancetta dei minuti crono sul pignone centrale (piuttosto che su un quadrante più piccolo), migliorando notevolmente la leggibilità.
Il movimento Lemania 5100 è considerato molto robusto ed è stato utilizzato in una varietà di cronografi rilasciati ai piloti militari.
Ci sono dieci modelli di cronografi Heuer alimentati da questo movimento, come le referenze 510,500 (acciaio inox), 510,501 (nero opaco), 510,502 (rivestito di verde militare), 510,503 (satinato), 510,511 (un Carrera composto da vetro acrilico e finitura PVD), 510,523 (un Carrera con vetro acrilico e cassa in acciaio inox), così come modelli Silverstone (cassa in acciaio con quadrante nero) e Cortina (cassa in acciaio con quadrante blu), la referenza 510,543 dedicata all'AMI (Aeronautica Militare Italiana) e un'edizione speciale (senza numero di riferimento segnato sulla cassa) che è stato creato per AudiSport.
TAG Heuer è stata costituita nel 1985, quando TAG (Techniques d'Avant Garde), che produceva tecnologie high-tech come la ceramica per turbocompressori per auto di Formula Uno, ha acquisito Heuer.
Il 13 settembre 1999 TAG Heuer ha accettato una offerta da LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SA di 1.15 miliardi di Franchi Svizzeri (£ 452.150.000) (US $ 739.000.000) per l'acquisizione del 51% delle azioni.
TAG Heuer, in linea con la sua immagine di marchio di lusso e con spirito innovativo, ha da lungo tempo legami con il mondo dello sport e di Hollywood.
Uno dei suoi vanti è essere stata cronometrista ufficiale dei tre Giochi olimpici estivi del 1920, i Campionati del Mondo di Sci, i Campionati del Mondo di Formula Uno e di aver sviluppato un orologio per il team McLaren di F1.
Nel 2007 TAG Heuer ha vinto l'iF Product Design Award per il suo Monaco Chronograph Calibro 360 LS.
Il premio è stato consegnato dal Forum Internazionale di Design GmbH di Hannover, in Germania.
L'orologio ha ricevuto il premio per il miglior orologio per la categoria tempo libero/Lifestyle.
Il Monaco è stato scelto tra oltre 2.200 orologi presentati da Maison di 35 paesi diversi.
TAG Heuer ha ricevuto l'iF Product Design Award per la seconda volta in due anni.
Nel 2006 un altro orologio TAG Heuer, il Golf Professional, ha vinto nella stessa categoria.
Il design della Golf Professional è stato sviluppato in collaborazione con Tiger Woods.
U
Universal Geneve
La Storia della Universal Genève, comincia il 18 gennaio del 1894, quando viene registrato il marchio Universal Watch a Le Locle (Svizzera).
Gli artefici sono Numa-Emile Descombes e Ulysse Georges Perret.La registrazione viene fatta sotto la categoria di casse per orologi, quadranti, movimenti, orologi da muro e packaging per orologi.
Numa-Emile Descombes aveva 31 anni, mentre Ulysse Georges Perret ne aveva 26.
Nasce Universal Genéve
Per l’epoca era la formula classica per avviare un’azienda orologiera, e che dava la possibilità di far partire il materiale promozionale e che difendeva il nome.
Nello stesso anno della registrazione, i due brevettano il loro primo orologio con indicazione delle 24 ore, quando ancora erano studenti di orologeria e commercializzavano e fabbricavano casse, quadranti e corone e movimenti.
Nel 1897, Numa-Emile Descombes muore all’età di 34 anni, lasciando tutte le sue proprietà, il 22 luglio dello stesso anno, al socio Perret e al nuovo socio Louis-Eduard Berthoud, operando per breve temo sotto il nome di Perret&Berthoud.
I Primi Cronografi
Nel 1898 nascono i primi coreografi a carica manuale con contatore a 30 minuti, frutto di un’intuizione che portarono il Marchio a essere conosciuto in tutta Europa e presto anche in America.
Nascevano anche i primi modelli da tasca e “da trincea”, utilizzati durante la Prima Guerra Mondiale.
Nel 1919 la fabbrica viene spostata a Ginevra, in Rue de l’Arquebuse.
Comincia la ricerca per un orologio a carica automatica.
Nel 1925 nasce un modello chiamato “Auto-Rem”, che consisteva in un sistema brevettato a carica automatica su molle, simile a quello di John Harwood.
Nuovo Corso
Il 12 Agosto del 1933, muore Ulysse Georges Perret, che lascia la gestione dell’azienda al figlio Raoul, che supportato dai nuovi investitori, cambierà la ragione sociale in Universal Watch Co. Ltd. e che vede un nuovo logo disegnato dallo stesso Raoul.
In questo anno vede la luce anche un cronografo che andò a sostituire l’orologio da tasca: nascono il Compur e nel 1936 l’Aero Compax (Aviator’s Compact Chronograph).
Si susseguirono diverse versioni, come il fasi lunari, il medico, l’uni-comax, tri-compax e il Vortex.
L’anno dopo viene presentato il nuovo cronografo da polso con due pulsanti.
Vicini Illustri
Nel 1935 l’azienda si trasferisce ancora, ma sempre a Ginevra in Rue du Rhône, con l’ingresso al famoso Grand Quai, a fianco all’ingresso di Patek Philippe.
Contemporaneamente La Universal Watch, prende il nome di Universal Genéve e nel 1937 viene depositato anche il logo.
Sempre nel 1935 viene presentato in anteprima mondiale un cronografo con contatore delle 12 ore.
Durante il periodo pre- seconda Guerra Mondiale, la Universal Genéve ha collaborato anche con la Casa di moda Hermés, commercializzando un cronografo con pulsanti quadrati chiamato “Pour Hermés”, e che ha dato la possibilità al Marchio di avere un importante polo di vendita a Parigi fino al 1950.
La Guerra
Nel 1939, Universal Genéve riceve un mandato Reale per la fornitura di orologi all’esercito Olandese, con le iniziali della Regina Wilhelmina a rilievo sul quadrante.
La fornitura durerà fino al 1944, fin quando i nazisti invaderanno Rotterdam.
Nonostante la crisi di quegli anni, Universal Genéve aveva difficoltà a rispondere alla domanda dei modelli Compur e Compax.
Cosicché l’azienda inaugurerà una nuova sede nel 1941 a Pont-de-Martel, dove verrà concentrata la sola produzione di cronografi.
Nel 1944 viene lanciato il modello Tri-Compax e venduto in tutto il mondo.
Il Polerouter
Il 3 marzo del 1947 muore Louis-Eduard Berthoud, che per poco non ha potuto vedere la nascita del calibro 138, un movimento meccanico a carica automatica unidirezionale.
Il 28 aprile del 1954, subito dopo l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Ginevra, viene presentato il Polarouter cal. 138SS, che cambierà in Polerouter poco dopo.
Il 2 marzo del 1955 viene presentato il Microtor che cambierà la storia della Universal Genève.
Il nuovo calibro denominato 215 Microtor, si presentava con una piccola massa oscillante integrata nel movimento e rimanendo in commercio fino al 1969.
Anche questo movimento fu soggetto a numerose declinazioni, come il Polerouter De Luxe, PolerouterJet, PolerouterNS, PolerouterIII, PolerouterCompact, ecc…
Divenuto poi l’orologio preferito dalla Scandinavian Airlines, ebbe successo anche nelle tratte Artiche.
Questo movimento venne aggiornato successivamente da numerosi brevetti, che portarono alla nascita di una seconda generazione di movimenti.
Verranno chiamati calibro 66 e 67, con uno spessore di soli 2,3 mm. che adottati dalle linee Golden Shadow e Withe Shadow, diventeranno gli orologi automatici più sottili al mondo, un record detenuto fino al 1978.
Il progetto portava il nome di Gerald Genta.
Elettronica
Nel 1962 nascono i primi orologi elettrici, progettati insieme a Movado, e dotati di un oscillatore a torsione.
Vengono presentati i modelli Turing Unisonic nel 1968, prodotti in collaborazione con Bulova.
Nel 1975, Universal Genéve presenta il movimento al quarzo più sottile al mondo, che le ha permesso per un certo periodo di tempo, di resistere all’invasione degli orologi Giapponesi.
Nonostante il Marchio fosse paragonato a Rolex, Omega, IWC e Corum, le strategie internazionali di marketing causarono perdite di capitale e perdite anche nella popolarità del Marchio.
Cambio ai Vertici
Nel 1986 la Storia della Universal Genève vede per la prima volta alla presidenza, un membro che non appartiene alla famiglia dei fondatori: entra in scena Leonard Oldman.
Nel 1988 la sede vede un nuovo trasloco, questa volta in Rue de Jussy a Ginevra, insieme ad un nuovo logo.
L’anno seguente, la crisi non lascia alternative alla Universal Genéve, che conosce così i nuovi proprietari.
Il primo aprile del 1989 subentra la Stelux Holdings International Ltd. un gruppo di Hong Kong già proprietario di Cyma e che nel 1993 apre il nuovo stabilimento a Bienne.
Dopo diversi traslochi finalmente la sede di Ginevra-Acacias, che ancora oggi colloca la Universal Genéve, dove si fabbricano orologi di qualità, con metodi e soluzioni atti a mantenere la tradizione e i famosi movimenti calibro 66.
Dal 2011 la Universal Genéve, è membro effettivo della Federation of the Swiss Watch Industry, con tre uffici in Svizzera che gestiscono anche la Cyma.
V
Vacheron & Constantin
Vacheron & Constantin
La Storia della Vacheron Constantin è una storia a parte.
Infatti la Maison gode di una delle storie più antiche nel campo dell’orologieria, e che può essere raccontata da una sola famiglia.La Vacheron Constantin nasce infatti nel 1775 a Ginevra, nel quartiere di Saint-Gervais, per mano del maestro orologiaio Jean-Marc Vacheron.
Nel 1910, il nipote Jaques-Bartelemy, eredita l’azienda, espandendo l’attività oltre confine.
Arriva Constantin
Nel 1819, Vacheron decise che era ora di affiancarsi qualcuno ce si occupasse della parte commerciale della sua azienda.
Entrò così nella società Francois Constantin.Nasce così la Vacheron Constantin, che avrà come motto “fare meglio, se possibile. Ed è sempre possibile!”.Georges-Auguste Leschot entra a far parte del team Vacheron & Constantin, quando la rivoluzione tecnica è in pieno fermento.
Leschot è pioniere nella produzione di serie.Infatti riesce ad adattare un pantografo nella produzione di elementi, riuscendo a produrre più pezzi copiando un originale.Prima d’ora invece, i pezzi andavano fabbricati a mano uno alla volta.
La Croce di Malta
Nel 1875 la Vacheron Constantin si trasferisce nella nuova struttura in Rue des Mulins, dove si trova tutt’oggi.
Cinque anni più tardi, fa la comparsa per la prima volta, il logo dell’azienda, rappresentato dalla celebre croce di Malta, che nulla ha a che fare con Malta, ma bensì trae ispirazione da una ruota contenuta nel bariletto dei movimenti.La Maison è premiata alle più diverse esposizioni e concorsi, e continua a guadagnare fama.
La Prima Boutique
Nel 1906, la Vacheron Constantin, inaugura la sua prima boutique ginevrina nella via che darà il nome a diverse creazioni attuali: Quai de l’Ile.
La boutique è tutt’ora in piena attività. Nel 1935, il Re Farouk d’Egitto, si vede finalmente consegnare un orologio commissionato cinque anni prima, e che ha richiesto tutto questo tempo per lo sviluppo delle complicazioni che lo hanno reso l’orologio più complicato mai realizzato fono allora.un Vacheron & Constantin che riportava la scritta “possa questo orologio, mostrare sempre ore felici per te, il tuo popolo e la pace in questo mondo”.
Orologi Reali
Nel 1945, la Vacheron Constantin celebra i 160 anni della Fondazione di Abraham Vacheron, facendo risalire la data della fondazione al 1785.
Solo più tardi, attraverso il contratto commerciale di Jean-Marc Vacheron, è stata ufficializzata la data della fondazione al 1755.
Nel 1953, un orologio Vacheron Constantin è stato scelto dalla Regina Elisabetta II per l’incoronazione.
Nel 1955, durante l’incontro dei leader mondiali preso Palazzo delle Nazioni a Ginevra, i partecipanti, tra i quali Dwight D. Eisenhower (USA), Nikolai Bulganin (URSS), Anthony Eden (GB) e Edgar Faure (FR), si videro consegnare
Orologi da Record
Da qui la storia della Vacheron Constantin, si riconoscerà per una serie di primati quali l’orologio più sottile del mondo, a festeggiare i 200 anni di attività (1955), con soli 1,64 mm. di spessore. Il Re di Thailandia Chulalongkorn, allora patrono della Maison, ordinò diversi pezzi per la sua collezione personale.
1979, il Kallista è l’orologio più costoso mai realizzato da Vacheron Constantin, un orologio ricavato da un lingotto d’oro da un kg e tempestato da 118 diamanti per 130 carati.
Crisi e Rilancio
Un momento decisamente buio per la Maison è sottolineato ulteriormente dalla concorrenza, che sfoggiava modelli come il Nautilus di Patek Philippe o il Royal Oak di Audemars Piguet.
Vacheron & Constantin non aveva ancora il suo orologio icona per coprire la nuova fascia di orologio di lusso in acciaio.
Così, per ben due decenni, Vacheron vacillava con il suo “222” disegnato da Gerald Genta, emergendo con un deciso ritardo con l’Overseas.
1994: per commerorare i 400 anni della nascita del Geografo Mercatore, vengono prodotti due orologi che rappresntano i due emisferi terrestri. A questo punto, un nuovo collegamento con la Thailandia getta altro nero sulla Maison: contrassegnato da un altro momento imbarazzante per la Maison, decisamente più recente, vede come protagonista uno dei primi esemplari della collezione Mercatore”, consegnato al Re Bhumibol, che doveva simboleggiare il risveglio della Vacheron Constantin come leader mondiale dell’industria orologiera mondiale; l’orologio non funzionava.
Acquisizione
La Storia della Vacheron Constantin cambia radicalmente.Questi sono i momenti difficili che precedono la transazione tra i vecchi proprietari e l’ingresso nel gruppo Vendome nel 1996.
A fare compagnia a Vacheron Constantin, troviamo marchi come Baume Et Mercier, IWC, Jaeger-LeCoultre, A. Lange Sohne, Panerai, Dunhill e Piaget.
Oggi, Vacheron & Constantin, occupa in totale circa 400 persone.
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Vulcain
VulcainÈ passato quasi un secolo e mezzo da quando, nel lontano 1858, la storia della Vulcain vede l’allora ventisettenne Maurice Ditisheim fondare a La Chaux-de-Fonds la Maison.I primi riscontri internazionali vennero riconosciuti alla Vulcain nel 1889, quando vinse la medaglia di bronzo all’Esposizione Universale di Parigi.
Il successo è seguito nel 1929 dal primo premio all’Esposizione Internazionale di Barcellona.La Sveglia
Ma la vera svolta nella Storia della Vulcain, che ne consacrò il successo mondiale, fu nel 1947, quando Vulcain presentò il primo orologio da polso con sveglia meccanica, dotato di quello che diventerà il famoso calibro Cricket.
Per la prima volta orologiai e scienziati erano riusciti a costruire un orologio da polso con un meccanismo di sveglia abbastanza potente da essere udito senza problemi dal suo proprietario.Il calibro Cricket, che opportunamente rivisto anima tuttora l’intera produzione Vulcain, si impose rapidamente sul mercato.
I Vulcain furono indossati infatti da personaggi come Eisenhower, Nixon e Johnson, indimenticati Presidenti statunitensi, conquistandosi così il soprannome di “President Watch”.Il Rilancio
Dopo qualche anno di stasi ci fu una brillante ripresa nel settembre 2001, quando la P.M.H. S.A. ne acquisì nome e brevetti.
La società, costituita da Bernard R. Fleury, si trova oggi a Locle e riparte, con un grande patrimonio alle spalle, per scrivere con innovazioni costanti una nuova pagina della storia Vulcain.Dopo la presentazione delle nuove collezioni nella primavera del 2002, Vulcain è tornata ad avere riscontri molto incoraggianti.Infatti l’obiettivo di vendita di 5.000/10.000 orologi l’anno è stato raggiunto in anticipo.Subacqueo
Passiamo ora a descrivere gli orologi presentati in queste pagine partendo dal Nautical.
È una riedizione del modello lanciato da Vulcain nel 1961, unico orologio al mondo che consente di calcolare le tappe di decompressione per i subacquei in funzione del tempo di immersione.È animato da un movimento meccanico a carica manuale prodotto esclusivamente da Vulcain.Le 157 componenti del movimento sono fabbricate, controllate e assemblate manualmente secondo i dettami della più grande tradizione orologiera svizzera.Cricket
È il calibro Cricket che, come anticipato, viene montato sull’intera produzione Vulcain.
Dispone di due molle di ricarica indipendenti: una fornisce l’energia necessaria all’orologio e l’altra al meccanismo della sveglia.Il movimento ha una frequenza di 18.000 alternanze/ora ed è dotato di una riserva di marcia di 42 ore.La cassa in acciaio del Nautical ha un diametro di 42 mm.Il quadrante nero girevole (la rotazione si ottiene utilizzando la corona posizionata alle ore 4) permette di determinare il tempo di decompressione per ogni livello di profondità, secondo le tabelle.La funzione di sveglia viene regolata attraverso il pulsante posizionato al 2 e la corona posizionata al 3.
Il Nautical è dotato, come l’edizione del 1961, di un vetro bombato in plastica di derivazione automobilistica ed è impermeabile fino a 300 metri di profondità.
L’orologio, che nelle foto monta un cinturino in caucciù, può essere richiesto corredato del bel cofanetto contenente un cinturino in coccodrillo, un bracciale in acciaio e l’utensileria necessaria alla loro sostituzione.Anche in Aria
L’ Aviator GMT monta lo stesso calibro Cricket descritto in precedenza e adottato dal Nautical.
Come quest’ultimo ha cassa in acciaio di 42 mm e il quadrante nero è dotato di una lunetta girevole che permette di determinare l’ora in 24 città del mondo.
Per regolare la lunetta “ora mondiale” occorre estrarre la corona posizionata al 4 e far ruotare la lunetta stessa in modo da far coincidere la città rappresentativa del fuso orario nel quale ci si trova con l’ora locale letta sull’anello interno diviso in 24 ore.L’Aviator GMT, dotato di un vetro in zaffiro e un’impermeabilità di 100 metri.
È corredato di un cinturino in coccodrillo con chiusura déployante ed è disponibile anche nella versione in oro rosa o con quadrante argenté.L’Aviator Dual-Time, presentato nelle versioni in oro rosa con quadrante antracite e acciaio con quadrante argenté, mantiene sostanzialmente inalterate le caratteristiche fondamentali della collezione.Dimensioni di cassa, movimento con funzione di sveglia e funzionamento delle corone e del pulsante al 2 sono le medesime.
Si differenzia dalle versioni descritte in precedenza per i quadranti, dal tono meno sportivo e più elegante, e per la lunetta delle 12 ore che, opportunamente posizionata, consente di determinare l’ora di un secondo fuso orario.
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Z
Zenith
ZENITH
La Storia della Zenith comincia a Le Locle, in Svizzera, nel 1865 per mano di George Favre Jacot.
Il fondatore aveva solo 22 anni quando decise, guardando il cielo, di usare una stella come simbolo, paragonando la complessità degli ingranaggi di un orologio, a quella del cosmo e dandole il nome del punto più alto dell’universo: nasce la Zenith.
Già nel 1875 la Zenith occupava un terzo della popolazione di Le Locle.
La Svolta
Il punto di svolta si ebbe nel 1903, quando il costruttore, vinse la medaglia d’oro all’ Esposizione Nazionale Svizzera, premio ricevuto con tanto di lode dall’osservatorio della cronometria di Neuchatel.
George Favre Jacot muore nel 1917, quando l’azienda è già in mano ai suoi discendenti dal 1911.
I suoi primi modelli da polso erano già in vendita nel 1920.Negli anni ’30, Zenith produce 2 linee di orologi: una è per la normale vendita civile, l’altra è dedicata agli eserciti francesi, italiani ed inglesi.Nel 1954 Zenith vince ancora il premio dell’Osservatorio di Neuchatel, ma questa volta con un orologio da polso.
Nel 1960, grazie all’ acquisizione della Martel Watch, nascono i calibri 749 e il 285, discendenti dalla famiglia 146.
El Primero
E’ il 1969 che segna un ulteriore svolta nella storia della Maison.
Nasce infatti il famoso calibro El Primero, il primo cronografo da polso automatico con una frequenza mai vista prima, capace di misurare il decimo di secondo, grazie alle sue 36 mila alternanze.
Zenith entra a far parte del gruppo Mondia-Zenith-Movado.Nel 1970 nasce anche il celebre CP2, un cronografo dedicato all’aviazione e richiesto su specifiche di Cairelli.
Questo cronografo si diversificava per una cassa antimagnetica, un contatore a 60 minuti e una lunetta girevole.E’ il 1971, quando l’americana Radio Corporation rileva una quota del Gruppo, ma nel 1978 viene “restituita” agli investitori svizzeri.
Dal 1984 la Movado, entra a far parte della Noth American Watch.
La Rinascita
Nel 2000 entra nel gruppo LVMH.
Il 2002 vede nascere 4 nuovi movimenti e nel 2004 nasce il primo tourbillon della Casa.
Ad oggi la gloriosa storia della Zenith, conta più di 50 calibri diversi, tra i quali l’ ancòra celebre El Primero e 1565 riconoscimenti ufficiali.I concessionari si trovano in tutto il mondo, da Roma, Parigi, New York, Tokio, Londra, ecc…La Zenith oggi produce oltre che a bellissimi orologi, anche molti movimenti con complicazioni straordinarie come il calibro 8800 con tourbillon “zero-G”, un incredibile gabbia “libera” che fluttua in una sfera a gravità zero.
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